I Giochi bianchi sul mar Nero sono ancora una scommessa

Nella "valle rossa" risuona ancora il canto del martello penumatico. Il richiamo della gru è quello metallico della escavatrice. Benvenuti a Sochi 2014, 600 giorni all'alba della seconda Olimpiade in terra russa. E per allora sarà tutto pronto, sfavillerà almeno per quei 15 giorni di gare e medaglie e poi si faranno i conti con il passato e il futuro di questa eredità. C'era una volta Krasnaya Polyana, questa valle rossa che dal mar Nero sale ai monti lungo il fiume Mzymta. Case di legno, tetti aguzzi, qualche esproprio doloroso e gente di frontiera. Il mare dentro, quello che porta lavoro e conduce lontano. Il cielo e le vette del Caucaso sopra, che separano e dividono, proteggendo questa terra anche delle guerre, che invece devastano periodicamente la Georgia e le altre "briciole" dell'ex Urss.
«Quando ci hanno detto che avevamo vinto le Olimpiadi mi sono chiesta come fosse possibile per un luogo che ospita tutto l'anno gente che viene a curarsi nei sanatori in riva al mare». Già, parla bene Zarina, tanti ricci quanta curiosità: lei è una dei 1500 volontari della prima ora. Studia all'università, parla inglese: una rarità. E il suo pensiero coglie nel segno: dopo Vancouver il Cio ha scelto per i Giochi della neve un altro mare, il Cjornie more, quel Ponto Eusino che fece la fortuna e la sfortuna dei Greci e che oggi sta alla Russia come la riviera romagnola sta all'Italia. «Sochi è il brand - spiega Alexandr Trupov - del comitato organizzatore», ma gli impianti sono distribuiti fra le montagne della valle rossa e nel parco olimpico di Adler che di Sochi è una estensione. La amano gli armeni, costa meno e forma un tutt'uno di alberghetti e spiagge di ciottoli che si allungano per 150 km. «Quanto Los Angeles», amano ripetere qui. Le gare saranno altrove, ma Sochi serve, dunque, da richiamo al mondo, col suo orologio che segna il countdown, il suo "dendrarium", l'alboreto con le palme e funivia, il bel lungomare che sembra strappato a Biarritz, il porto e il park Riviera con tanto di mosaico di Lenin che occhieggia perenne. «In cambio - spiega Ruslan alla guida del suo taxi - Sochi avrà il triplo dei grattacieli e i prezzi che si sono già impennati».
Una delle nuove costruzioni si chiama Titanic e sembra uno scafo che si allunga verso il cielo. La gente di Sochi ha accolto con riserva questa invasione "invernale", ma i lavori ormai fervono e intasano le strade dove accanto a camion del Soviet sfrecciano caprette audaci. Ma fra due anni tutto sarà diverso: un treno veloce condurrà dalla montagna al mare in 27 minuti quando oggi in auto ne occorrono quasi 60. Si lavora 24 ore al giorno per realizzare il sogno che fu innanzitutto di Vladimir Putin che poco lontano si è sposato e ha anche una Dacia. In questo assaggio di gare preolimpiche che ha portato il circo bianco maschile quassù e sta per ospitare anche le gare femminili oltre ad altri test event di biathlon e snowboard è però arrivato, in elicottero e con rigorosa giaccavento bianca del team, il presidente Dimitri Medvedev a premiare Beat Feuz e Ivica Kostelic che nel giorno in cui si è aggiudicato la coppa di combinata, si è però anche probabilmente giocato il resto della stagione con una sospetta lacerazione del menisco.
Ma quassù fra i monti di Prometeo brilla davvero il fuoco del cambiamento anche se per ora sprizza contraddizioni. Mentre Gasprom ed Interros hanno investito 69 miliardi di rubli (quasi 2 miliardi di euro) per assicurarsi il meglio in ogni campo, dagli impianti firmati Doppelmayer, agli hotel da Radisson in su, la gente studia da occidentale, pensando irrimediabilmente ancora in russo. Capita così di vedersi rispondere "niet" alla richiesta di avere uno shuttle stampa o una cameriera ai piani. Dettagli, forse: peggio è andata al collega norvegese che in stanza si è trovato un compagno già nel letto. Le macchine per cambiare in rubli sono andate in tilt dopo mezz'ora. Dollari ed euro sono vietati, per chiudere la porta in faccia al mercato nero e non tutte le carte di credito funzionano senza intoppi. Morale: per un pomeriggio si può essere tenuti d'occhio dalla polizia finchè non si riesce a cambiare il cash e a saldare il proprio debito. Per ingannare l'ansia da controlli, in compenso, i bar dei due hotel per ora completati non ha la licenza per la vodka. Così per accompagnare il caviale resta solo il pivo, la birra. Spasiba, va bene lo stesso. Le guardie col colbacco non accennano a sorridere e controllano con fare bolscevico, al grido di «akkreditazia», i pass stampa ogni 50 metri. «Per i russi sorridere è segno di stupidità», confessa una volontaria che ha già fatto il salto oltre la cortina e non fa che ridere, agghindata come una matrioska ma in tacco 12, anche quando il check-in per partire viene aperto in hotel per snellire la procedura, salvo poi costringe tutti in coda per oltre due ore solo per avere la carta d’imbarco. In compenso le volontarie continuano a ripetere «We will solve the problem», si risolve tutto. Dopo i primi giorni il motore si mette in moto. La sicurezza si allenta , spuntano i sorrisi. Anche il regista delle gare, venuto dall'occidente, viene finalmente ammesso sul posto di lavoro. Evviva: le riprese delle prime prove si perdevano un'atleta su due. Le piste in compenso dal vivo sono bellissime e toste. Ai nostri piacciono. Karasho. Andrà tutto bene. Ci sono due anni per pensare olimpico.
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