I milioni in nero, Ezio Mauro e l’Acti Regularis

Caro Granzotto, finalmente, e con mia somma gioia, sono riuscito a coglierla in castagna. In un suo articolo (cari turisti pagate da soli i vostri rischi) l’ha sparata veramente grossa. Cito testualmente: «Le tasse non piacciono a nessuno». E qui casca l’asino. Già Padoa-Schioppa, come giustamente da lei sottolineato, disse che le tasse sono bellissime, ma quella poteva essere presa per una dichiarazione interessata: TPS era il ministro del Tesoro. Oggi, però, abbiamo quella che si può definire la testimonianza di un cittadino al di sopra di ogni sospetto e la sua avventata affermazione viene inesorabilmente smentita. Ezio Mauro, infatti, ha esternato che nella famosa compravendita dove sono girati 850 milioni di lirette in nero, mica bruscolini, lui non ha risparmiato nulla, anzi ha pagato più tasse di quante avrebbe dovuto perché ha rinunciato a un beneficio di una non meglio precisata legge. Come la mettiamo, caro Granzotto? Mi aspetto che lei, come minimo, ringrazi pubblicamente il dott. Ezio Mauro per aver contribuito a non incrementare ulteriormente il debito pubblico e averci risparmiato un probabile aumento delle tasse. Di mio aggiungo che vorrei proporre il direttore di Repubblica per una onorificenza da definire: mi sembra ampiamente meritata.


Anche a me, caro Bruno. Bisogna essere leali e riconoscere i meriti. E pagare più tasse del dovuto, eccedere, scialare in àmbito tributario è senza dubbio un merito. Un po’ cafone, se vogliamo, perché così ci si comporta come lo sceicco che lascia mille dollari di mancia al cameriere che gli ha servito una pizza Margherita. Però vaglielo a dire al cameriere. Quello si frega le mani, così come ce le freghiamo noi per la munificenza di Ezio Mauro il quale, come lei ben dice, caro Bruno, con la sua elargizione non dovuta contribuisce a tener sotto controllo il debito pubblico (cioè nostro). Ce ne fossero, di cafoni così. Noi contribuenti leali ma non autolesionisti, stiamo ore e ore col commercialista a discutere su ogni voce e ogni cifra, non tanto per trovare la gabola che ci consenta di scucire meno del dovuto, visto che pagare caro, pagare tutto, è la nostra missione civile. Ma proprio per scongiurare il rischio di corrispondere allo Stato un euro che sia uno più del dovuto. Non così Ezio Mauro. Lui al commercialista intima: uffa, non stia a farmi il ragiunatt, arrotondi per eccesso, aggiunga lì un mille e là un mille e cinque, perché non ho tempo da perdere, io.
Ma com’è che se compiute da un sincero democratico le magagne diventano virtù? Se lei o io avessimo adottato, in caso di compravendita di un immobile, il «Canone Mauro» (850 milioncini sottobanco), minimo minimo un senso di colpa, civile e democratica, l’avremmo provato. Magari potevamo farla franca con l'Agenzia delle Entrate, ma con la nostra coscienza mica tanto. E invece eccolo lì, Mauro, che gongola elevando una azione - pagamento in nero - da tutti (forse anche dalla Magistratura, ma non ne son certo) ritenuta mariuola, a buona e generosa e solidale azione meritoria. Sa cosa deve essere, caro Bruno? Deve essere quella storia della «diversità antropologica» che distinguerebbe i sinceri democratici dal resto della massa informe e acefala degli italiani. E che li farebbe estranei alla «questione morale» - della quale però sono gli arbitri - che invece coinvolge, fino a sommergerli, quanti sono antropologicamente normali. Pertanto, caro Bruno, se mai le venissero ribalde tentazioni contabili, si faccia furbo, cioè repubblicones, e firmi la «Denuncia Dei Tre Giuristi». Fa lo stesso effetto del Bifidus Acti Regularis, quello decantato da Alessia Marcuzzi negli spot televisivi: purifica, diciamo così, le coscienze. Mauro ne ingolla a secchi e ha visto che baldanza?