I tremendi guerrieri vichinghi? Molto più cattivi gli antichi scozzesi

Gli storici riscrivono la storia medievale: gli antichi predoni nordici avevano una gran paura degli antenati di Braveheart

Matteo Sacchi
Secondo la storia che abbiamo imparato sui manuali erano lo spauracchio dei mari del nord, la quintessenza del predone. Quelli che facevano piangere e gridare ai villici barricati nelle chiese:«Salvaci signore dal furore normanno.
Sì attorno all'anno mille erano i vichinghi a dettare la loro le feroce dall'alto delle fiancate delle loro lunghe navi, a sfidare i flutti più insidiosi.
A patto, però, scopriamo adesso, di non mettersi contro i loro vicini scozzesi. Che spesso e volentieri facevano spezzatino degli invasori vichinghi - tanto che agli equipaggi che partivano alla volta delle razzie veniva sconsigliato di far rotta sulla Scozia. Il durissimo colpo alla fiera reputazione dei signori dei ghiacci viene da una nuova interpretazione dell'Islandingasagur, ovvero il ciclo di racconti islandese del 13esimo secolo che narra le gesta di alcuni del clan più potenti della remota isola.
Lo dice Gisli Sigurdsson, uno studioso dell'università di Reykjavick, i vichinghi erano molto più cauti nelle loro imprese di quanto sostengano altre fonti - specialmente quando avevano a che fare con gli scozzesi. «Si consiglia agli islandesi che vogliono praticare la razzia di andare in Scozia - si legge in un passaggio delle cronache - ma sappiano che l'impresa potrebbe costar loro la vita».
Le Highlands, infatti, erano rinomate per i difficili approdi, il tempo tremendo e le maniere feroci delle popolazioni locali. Che, stando ai vichinghi, parlavano una lingua incomprensibile (ma questo potrebbe dirvelo anche qualunque inglese dei giorni nostri).
«Gli unici posti dove gli equipaggi si aspettavano un'accoglienza calorosa - spiega Sigurdsson all'Independent - erano Orkney e le Shetland, dove abitavano genti simili ai vichinghi. Il resto della Scozia suscitava invece parecchi timori, in particolare la zona occidentale, detta dei «fiordi scozzesi».
Eppure, all'apogeo della loro civiltà, i norvegesi avevano conquistato l'Islanda e la Groenlandia, oltre ad aver creato potenti piazzeforti in Scozia, Inghilterra, Irlanda, Francia, Nord America e Russia. Nonostante l'impegno, alla fine i capi clan, quando si trattava degli scozzesi, preferirono porre l'accento sul commercio piuttosto che sulle scorribande. «La verità è che vi erano incursioni da entrambi i lati», dice Tom Muir, storico di Orkney. «I norvegesi avevano tutte le ragioni per temere i loro vicini celtici». Come testimonia, d'altra parte, un altro passaggio dell'Islandingasagur rivisto e corretto. «Avete a disposizione due scelte», intima Grjotgard, parente di Melkof, re della Scozia, a un gruppo di mercanti islandesi. «Potete andare a riva, e lasciare a noi tutte le vostre proprietà, oppure restare. E in quel caso uccideremo ogni uomo su cui metteremo le mani».

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