Cambia l'approccio ai tumori del sangue e cambiano anche i risultati. In alcuni tipi di leucemia (come la mieloide cronica) la sopravvivenza dei pazienti dopo sei anni è arrivata al 98%, grazie al ricorso a farmaci "mirati" che sono in grado di bloccare selettivamente le proteine che provocano la crescita delle cellule cancerose.
Questi lampi di speranza arrivano dal I° workshop di Ematologia traslazionale che si è svolto nei giorni scorsi a Ferrara, sotto la direzione del professor Antonio Cuneo. Questo congresso ha riunito nell'aula magna di quella Università i più grandi nomi dell'ematologia italiana (Mandelli, Foà, Castaldi, Tura, Amadori) e poco più di trecento specialisti. Come ha dichiarato aprendo i lavori il professor Cuneo "la leucemia mieloide cronica e molte forme di leucemia acuta linfoblastica che fino a pochi anni fa richiedevano terapie intensive e il trapianto di midollo osseo, sono oggi curate - con ottimi risultati - con farmaci inibitori delle tirosin-chinasi per via orale (come l'imatinib, capostipite della classe e dasatinib e nilotinib di seconda generazione). Questa nuova terapia "intelligente" non solo assicura una più lunga sopravvivenza ma permette ai pazienti di evitare i problemi - spesso gravi - legati alla chemioterapia. Al congresso mondiale di Atlanta, l'ematologia italiana si è imposta per la qualità delle sue ricerche. Il professor Robin Foà, cattedratico a Roma e presidente della Società Europea di Ematologia, dice con un certo orgoglio: «Non siamo secondi a nessuno. Abbiamo messo in piedi una vasta rete di Centri Ematologici, più di 150, che affrontano i casi più gravi, dalle leucemie croniche ai linfomi. Abbiamo un primato che risale al tempo dei pionieri come Ferrata e Storti, e lo difendiamo. È italiana, infatti, la più antica rivista scientifica ("Haematologica") pubblicata in Europa e sono italiani i ricercatori più noti in quest'area patologica».
La ricerca è il grande motore del progresso clinico. A Ferrara sono stati presentati e discussi 12 progetti di ricerca e sono state assegnate tre borse di studio a giovani ematologi che perfezioneranno le loro ricerche nei laboratori dell'Università di Pavia (Villani), Modena (Potenza) e Ferrara (Rizzotto). I risultati delle loro ricerche ci aiuteranno a capire il ruolo che hanno le cellule staminali leucemiche nelle inattese "recidive" della malattia o il temibile fenomeno della resistenza ai farmaci antitumorali: problemi di enorme interesse. Oggi i tumori del sangue rappresentano il 10% di tutte le neoplasie; purtroppo sono in crescita. Soltanto in Italia vengono diagnosticati 20mila nuovi casi l'anno.
I tumori del sangue sono trattati in 150 Centri italiani
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