I vincoli ingessano lo sviluppo della nautica e vanno rimossi

Campania, i due candidati governatori Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca sono d'accordo: "Cambiare nel rispetto dell'ambiente"

I vincoli ingessano lo sviluppo della nautica e vanno rimossi

Dopo la Liguria è d’obbligo una puntata nell’altra «Repubblica» marinara di grandi (e perdute) tradizioni: la Campania. Questa settimana Il Giornale di Bordo ha coinvolto i due aspiranti governatori, vale a dire Stefano Caldoro (Pdl), ex ministro per l’Attuazione del programma di governo nel Berlusconi III, e Vincenzo De Luca (Pd), attuale sindaco di Salerno. Quattro le domande ai due candidati per il consueto «faccia a faccia». Uno dei due, ovvio, sarà chiamato a governare la regione, ma gli sfidanti hanno a cuore, pur con qualche differenza, il rilancio della nautica da diporto. 

Da più parti vengono mosse critiche ai vincoli dettati dai piani paesistici, ritenuti un ostacolo allo sviluppo della regione. Gli imprenditori della nautica auspicano porti turistici all’interno dei centri storici delle città e la creazione di nuovi posti barca che porterebbero occupazione. Ritenete sia fattibile?
Caldoro. «I piani paesaggistici sono stati e sono ancora un vincolo infinito per tutto lo sviluppo del territorio, e la nautica è tra i settori che ne hanno risentito di più. Devo dire che lo sviluppo turistico che la nautica può offrire a Napoli, per indotto, e alla Campania più in generale, è senza dubbio una risorsa che non può e non deve essere trascurata. Bisogna migliorare la condizione del diportismo e intervenire, con i giusti strumenti, sulle strutture. I piani paesaggistici hanno rappresentato un’ingessatura che bisogna abbattere se si vuole creare sviluppo».
De Luca. «Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che l’economia del mare deve essere valorizzata. Dobbiamo ridiscutere tutto. Comprese le leggi che regolano i vincoli paesaggistici. Il patrimonio ambientale è una risorsa, ma, la tutela dell’ambiente non può coincidere con la tutela della mummificazione. È necessario evitare impatti violenti sull’ambiente, molto dipende anche dalla qualità architettonica dei progetti. Si può trasformare, ma nel pieno rispetto dell’ambiente. Detto questo, ritengo che la trasformazione sia indispensabile e che comunque delle decisioni vadano prese».
Napoli viene considerata ormai da decenni una città mordi e fuggi, con un turismo quasi esclusivamente di passaggio, soprattutto quello proveniente dal mare. Come convincerete i turisti a restare in città?
Caldoro. «La nautica è un grande attrattore turistico. Sono convinto che non è tollerabile arrivare a Mergellina, scendere dalla barca e non trovare lo straccio di un servizio di accoglienza. Identico discorso va fatto per la crocieristica. I turisti che sbarcano dalle navi sono abbandonati a se stessi. O restano a bordo o vengono fatti salire sui torpedoni e accompagnati a Pompei. O lungo la penisola sorrentina. La terza alternativa è la costiera amalfitana. La coalizione in Campania è consapevole della gravità della situazione che caratterizza il territorio. Anche in questa legislatura la Regione non è riuscita a dotarsi di una disciplina organica sul turismo e utilizza, in una materia ad essa delegata, la legge 217 del 1983... Il turismo, e quindi il turismo nautico, è una delle più importanti risorse produttive che può determinare una svolta in termini economici e occupazionali».
De Luca. «Bisogna mettere mano subito alle infrastrutture. Per il porto di Napoli dovremo fare un lavoro analogo a quello svolto a Salerno. Solo così si potrà ottenere una trasformazione ricca di architettura contemporanea. Tuttavia, penso anche a un sistema alberghiero legato alla balneazione e alla tutela della fascia costiera. C’è un progetto per la tutela della cosiddetta “fascia” e il rifacimento delle spiagge. Però bisogna fare presto, è già tardi».
Si parla di delocalizzare i cantieri di Baia (Napoli) in un luogo meno ricco di bellezze storiche e naturali: il rilancio della nautica passa anche attraverso queste scelte, una sorta di bonifica delle aree cosiddette depresse. Siete d’accordo?
Caldoro. «Ritengo sia necessario concentrare in una sola zona ben definita il polo della cantieristica da diporto. Via i cantieri da Baia e trasformare il porticciolo in un grande attrattore turistico. Qui c’è fame di posti barca, solo il 50% dell’utenza vede soddisfatte le proprie esigenze. Si creerebbero nuovi posti di lavoro, alimentando poi tutta la cosiddetta filiera».
De Luca. «Bisogna agire. È necessaria una conferenza dei servizi, da organizzare in tempi rapidi e che parta da due presupposti: convenienza economica della delocalizzazione dei cantieri e compatibilità urbanistica».
La sicurezza nei nostri mari sta diventando quasi emergenza: sia per i troppi incidenti che si verificano, sia per qualche allarmante episodio di criminalità avvenuto negli ultimi tempi: come pensate di affrontare e, possibilmente, risolvere il problema?
Caldoro. «La sicurezza nei mari va di pari passo con quella delle strade normali. Certamente la Campania è una regione più a rischio di altre. A volte c’è disordine nelle nostre acque, e anche un po’ di criminalità. Ma daremo i mezzi necessari per mettere gli addetti della pubblica sicurezza nelle condizioni di operare al meglio».
De Luca. «Il problema esiste, non si può far finta di niente. Tuttavia, possiamo finanziare i piani di sicurezza sul mare con i fondi europei, come è stato fatto per la terra ferma. Ovviamente ogni progetto e qualsiasi iniziativa andrebbero definiti con le autorità di pubblica sicurezza».

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