Gli indipendentisti amici dell'avanzata islamista

Spazio alla sharia in cambio di aiuto alla causa. Nelle scuole introdotta l'ora di religione islamica

Gli indipendentisti amici dell'avanzata islamista

Per la prima volta i bambini della scuola pubblica in Catalogna, la regione spagnola con la più alta percentuale di musulmani, avranno l'ora di islam. Un'idea sperimentale, per ora solo poche scuole sono coinvolte, ma dal prossimo anno potrebbe essere estesa a tutti. È l'enorme presenza di bambini islamici che lo impone. Secondo i dati dell'Unió de Comunitats Islàmiques de Catalunya (Ucidcat), la domanda è già molto più importante: sono circa duemila le famiglie islamiche interessate. E per l'Ucidcat sono oltre 80.000 gli studenti musulmani in Catalogna.

Dopo decenni di lotta al crocifisso e all'ora di religione, arriva l'islam nelle scuole pubbliche. Ma niente di inaspettato per la Catalogna, dove il governo preme perché l'ora d'islam resti per tutti: c'è in ballo la tenuta della pace sociale e la convivenza pacifica tra islamici e non. Là, infatti, il 6% della popolazione è musulmano. E in alcune città si arriva anche al 40%. Parliamo della terza più grande percentuale di musulmani nell'Europa occidentale, appena dietro Francia e Belgio, e molto più alta di Gran Bretagna e Germania. Come risultato dell'immigrazione di massa dai paesi musulmani, iniziata negli anni '80, già nel 2010 la Catalogna era «un importante centro mediterraneo per islamisti radicali», al punto che gli Usa proposero di creare un centro di intelligence presso il Consolato degli Stati Uniti a Barcellona. Nel 2015 vennero arrestati 50 jihadisti.

È stato lo zelo antispagnolo a spingere gli indipendentisti, e la sinistra radicale, a gonfiare l'enclave musulmana. Barcellona è già la capitale degli islamisti in Europa e base del jihadismo salafita: un documento segreto poi pubblicato da El País svelava l'intenzione, già nel 2007, dell'ambasciatore americano Eduardo Aguirre, di trasformare il consolato nella base per combattere il terrorismo islamico ormai endemico. La chiamano deconquista, un'operazione di presa di possesso di antichi luoghi islamici nel cuore dell'Europa. Il contrario di quella reconquista che riconsegnò nel 1492 l'intera Spagna ai cattolici. Anche per la sinistra più radicale la Spagna è la patria del cattolicesimo. E distruggerlo è un modo per riplasmare il Paese.

Era il 2014 quando il governo catalano approvò il Piano Marocco, col quale di fatto offriva al governo di Rabat il controllo dell'islam in Catalogna, con la promessa di far votare gli immigrati alle elezioni. È così che i predicatori salafiti, che non credono nella democrazia - o in qualsiasi altra forma di governo fatta dall'uomo e non da Allah - da anni chiedono ai musulmani di votare i partiti separatisti catalani: unico mezzo per stabilire fermamente l'islamismo in Catalogna. E al contrario, per il partito dalle mire indipendentiste, unico modo per allargare la platea elettorale. E per avere un motivo in più di scontro con il governo di Madrid: il nemico del mio nemico è mio amico.

Abdelwahab Houizi, imam a Lerida, diventò famoso dopo aver declamato: «Loro si appoggiano a noi per ottenere voti, ma non sanno che noi conquisteremo municipi, e a partire da lì, grazie alle competenze dell'autonomia, cominceremo a impiantare l'islam».

Un rapporto di intelligence pubblicato dal quotidiano catalano La Vanguardia ha rivelato che metà delle 98 moschee salafite in Spagna si trova in Catalogna. Il report ha mostrato che le municipalità catalane di Reus e Torredembarra (Tarragona), Vilanova i la Geltrú (Barcelona) e Salt (Girona) sono centri salafiti che promuovono un governo islamico basato sulla sharia.

La Spagna è da tempo il corridoio mediterraneo del jihadismo. A Ceuta e Melilla la polizia sequestra spesso armi, uniformi da combattimento, targhe automobilistiche, documenti e materiale informatico. E sono anche emersi come centri chiave per il reclutamento di islamisti. Negli ultimi anni, la polizia ha smantellato almeno cinque reti di reclutamento di jihadisti collegate alle due città. Esiste poi una collaborazione basata su una rete di associazioni che sostengono attività anti-establishment, indipendentiste e islamiche. Tutto ruota intorno a Podemos che, anche in chiave islamista, ha un'ossessiva fissazione antisemita. Da parte del Comune di Barcellona, ci sono stati tributi a terroristi come Layla Khaled e il boicottaggio di Israele a Barcellona è uno dei più importanti in Europa. La ONG catalana Novact ha invitato gli attivisti palestinesi Munther Amira e Manal Tamimi a cicli di conferenze sulla «prevenzione dell'estremismo violento», finanziata dal Consiglio provinciale e dal Comune di Barcellona, ma anche dalla Ue. La Tamimi è solita tenere discorsi come, «Il vampiro sionista celebra lo Yom Kippur bevendo sangue palestinese, sì il nostro sangue è puro e delizioso, ma ti ucciderà alla fine». E forse non è un caso che il partito spagnolo che più difende Israele è Ciudadanos, la più grande forza di opposizione al separatismo all'interno della comunità autonoma.

Come non fu un caso che a influenzare il conflitto di Catalogna fu Soros. Attraverso la sua rete di ONG, fu lui a realizzare la corona di aiuti per l'indipendenza in Catalogna. Una rivoluzione capace di portare un cambiamento politico, destabilizzazione economica e di frantumare l'integrità territoriale del paese. Progetto a buon punto.

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