Industria in ripresa, Borse ok

Enel ed Edf hanno compiuto ieri un altro passo avanti per riportare il nucleare nel nostro Paese: è stato infatti firmato l’accordo, previsto dal memorandum del 24 febbraio scorso, per la creazione di Sviluppo Nucleare Italia. La nuova società, che sarà una semplice Srl, avrà però un compito molto delicato: dovrà fare gli studi di fattibilità e in primo luogo identificare i siti dove saranno costruite le prossime quattro centrali nucleari a tecnologia francese Epr.
L’Agenzia governativa, recentemente istituita, dovrà infatti definire i criteri in base ai quali gli impianti potranno essere costruiti, poi Sviluppo Nucleare, al 50% italiana e francese, indicherà i possibili luoghi in cui dovranno essere costruite le centrali. Il vertice è già definito: il presidente sarà Paul Amoravain (vicepresidente di Edf per i progetti internazionali di generazione), mentre l’ad sarà Francesco De Falco, che aveva gestito Caorso.
Al di là dell’ufficialità, i siti per le quattro nuove centrali sono già stati individuati: dovrebbero essere tre. In due siti verrà collocato un solo reattore, mentre nel terzo i reattori dovrebbero essere due. L’ad Enel, Fulvio Conti, ha detto che il nome dei luoghi prescelti è «chiuso in cassaforte»: non verrà rivelato se non dopo tutti i passaggi ufficiali necessari. Ieri l’agenzia Ansa riportava dieci possibili nomi: Caorso, Trino Vercellese, Montalto di Castro, Termoli, Porto Tolle, Monfalcone, Scanzano Ionico, Palma (Agrigento), Oristano, Chioggia. Ma nulla esclude che la scelta cada anche fuori da questa rosa.
Per la collocazione sarà strategica la vicinanza di linee ad alta tensione in grado di trasportare tutta l’energia prodotta: ogni reattore, infatti, avrà una potenza di 1.600 megawatt: dal sito con due reattori dovranno essere convogliati la bellezza di 3.200 Mw. Fino a questo momento due Regioni hanno già dichiarato di essere disponibili ad ospitare impianti: Veneto e Sicilia. Anche se c’è un via libera delle due Regioni, per Sviluppo Nucleare il lavoro non si prospetta facile: prima dovrà avere il sì dell’Agenzia, ma dovrà ottenere anche una valutazione di impatto ambientale positiva da parte di tutti i possibili enti locali e dovrà affrontare le associazioni ambientaliste.
Poi si dovranno costruire i reattori. E qui partirà la fase più concreta del ritorno del nucleare. Il comunicato congiunto Enel-Edf dice infatti che verranno costituite quattro società, una per ogni centrale. L’accordo prevede che Enel-Edf abbiano almeno il 51% di ogni società, e che Enel abbia almeno un’azione in più di Edf. Gestione e controllo delle centrali toccheranno a Enel. Di fatto, si prevede che Enel-Edf deterranno insieme il 51% di ogni centrale, e che il restante 49% andrà a municipalizzate e grandi consumatori di energia.
Enel con questo meccanismo verrà a investire una cifra intorno al 25% della spesa per la costruzione di ogni impianto. Il costo di una centrale Epr si aggira tra i 4 e i 5 miliardi di euro: per le quattro centrali nucleari dovrebbe arrivare a sborsare tra i 4 e i 5 miliardi. Senza dimenticare che nell’Epr il gruppo italiano è impegnato anche in Francia: oltre alla quota del 12,5% nella centrale di Flamanville, Enel ha opzioni per entrare nel capitale di altre cinque centrali.
I cinque miliardi da spendere in Italia sono comunque una cifra sopportabile e che sarà diluita nel tempo: la costruzione della prima centrale nucleare dovrebbe iniziare, se tutto filerà liscio, nel 2013 e la messa in funzione è prevista verso il 2020. All’Enel sono più ottimisti e ritengono di poter avere la prima produzione già a partire dal 2018.

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