La loro Africa è arrivata con l'adolescenza. Niccolò Ricci, amministratore delegato della Stefano Ricci Spa e Presidente del Polimoda di Firenze, ci è andato per la prima volta nel 1989 quando aveva 12 anni, mentre suo fratello Filippo, direttore creativo del brand, pensa di esserci stato almeno una decina di volte. Entrambi hanno dormito in tenda, nei vari lodge lungo le piste dei safari e negli alberghi più lussuosi dopo aver macinato chilometri con fuoristrada, macchine volanti e non, moto d'ogni tipo oltre a biciclette, cavalli, cammelli e chi più ne ha più ne metta. Eppure al rientro dalla Tanzania dove si è svolta la nona missione Explorer dello storico brand fiorentino, i fratelli Ricci usano espressioni come "bellezza ancestrale", "incanto primordiale", "ritorno alle origini del mondo". Niccolò che tecnicamente sarebbe l'uomo dei numeri e del business dichiara che il vero lusso è "la capacità di emozionarsi e relazionarsi con una natura in cui la memoria è più antica della parola". Poi si riprende e spiega che il 2025 si è chiuso con un fatturato consolidato di circa 217 milioni di euro. "Questo continua - al netto di un importante progetto immobiliare significa una crescita dell'1% che conferma la solidità di una visione. Infatti nei primi 6 mesi di quest'anno nonostante guerre che cominciano e guerre che continuano, abbiamo registrato un bel +4% per cui stiamo procedendo con un serrato programma di nuove aperture". La prima in ordine di tempo è la boutique in via Bocca di Leone a Roma dove si è svolto un esclusivo cocktail prima della presentazione della collezione a Palazzo Doria Panphili. Sul fronte dello stile Filippo fa un lavoro sensazionale sulla sahariana e confessa di esser partito da quella preferita dal padre: un bellissimo modello super classico che ha permesso infinite variazioni sul tema.
Inevitabile per un brand che ha verso il lusso una vera devozione l'uso di materiali pazzeschi come la seta jacquard o quella stretch dell'Antico Setificio Fiorentino dove si lavora ancora oggi su un orditoio disegnato da Leonardo oppure il cosiddetto Alpha Yarn che è il cashmere più sottile al mondo con fibre da 13,5 micron, quasi sette meno di quelle dei capelli di un neonato che misurano 20 micron l'uno. Interessantissimo il lavoro sui colori che ha previsto il lancio del verde acacia e del Serengeti Brown. Per organizzare questo viaggio con il meraviglioso reportage fotografico di Amy Vitale (la documentarista del National Geographic che ha firmato tra l'altro il libro Panda Love, the secret lives of Pandas) ci sono voluti sei mesi di studio e ricerca oltre al lavoro tecnico di 60 persone senza contare i 24 che sono partiti alla volta della Tanzania.
"Abbiamo avuto anche dei momenti esilaranti" sostiene Filippo raccontando di quando si sono fermati ai piedi di un kopje nel Serengeti (in Afrikaans kopje significa piccola testa e nell'Africa meridionale e orientale indica una collina rocciosa in mezzo al nulla) accorgendosi solo in un secondo tempo di essere osservati da un branco di leoni appostati sulla cima in attesa delle prede da cacciare.
"Abbiamo anche camminato con gli scimpanzè" raccontano all'unisono i due fratelli che nell'ambito del progetto Stefano Ricci Explorer hanno raggiunto un accordo per il
sostegno al Jane Goodall Institute Tanzania che supporta i programmi di alta specializzazione nella ricerca dedicata agli scimpanzè. Ne sono rimasti solo 100. E la scienza ha dimostrato che sono i nostri antenati primordiali.