Il votante dimezzato

Se  dovessi riassumere in una sola espressione lo stato d’animo pre­vale­nte degli italiani a un mese dal vo­to europeo, direi: una mezza intenzio­ne.

Se dovessi riassumere in una sola espressione lo stato d'animo prevalente degli italiani a un mese dal voto europeo, direi: una mezza intenzione. Sentendo il parere di tanti, soprattutto elettori abituali di centro-destra, dopo aver espresso sfiducia, scoramento e disorientamento, concludono quasi tutti così: ho una mezza intenzione. Di non andare a votare. Di votare Grillo. Di votare Salvini. Di votare Berlusconi. Di votare Meloni. Nessuno che annunci convinto la sua intenzione di voto. Metà di loro considera Renzi un bluff e un imbonitore, metà dice che siamo obbligati a sperare in Renzi. Ma gli stessi poi non traducono quella speranza in un'intenzione di voto per il Pd. Dissociano le mezze aspettative verso Renzi dal voto al suo partito di sinistra.

Non credono in qualcosa, tantomeno in un partito, ma non credono nemmeno in qualcuno, nonostante i partiti personali. Non credono ma sperano, o disperano. I primi annunciano la loro mezza intenzione di voto come un ripiego e una fuga. I secondi ipotizzano un voto punitivo, un voto contro, a dispetto, per farla pagare a qualcuno, all'Europa o a un potere generico. In ambo i casi non c'è un'idea positiva e propositiva, non c'è fiducia, ma volontà di dare un estremo segnale o sfogare uno stato d'animo. Non so se e come nel corso di un mese le cose muteranno. Ma è onesto e realista per tutti partire dal Paese a mezz'asta, una verità non resa dai sondaggi. L'impresa sarà riempire o svuotare quella mezza intenzione. Stavolta sono gli elettori a offrire solo una scarpa...

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