È tragicamente grottesco che dopo la strage di Motta Visconti qualcuno, come Sofri o Serra, metta sul banco degli imputati la famiglia tradizionale. L'assassino ha detto che voleva liberarsi dalla famiglia che considerava come una gabbia e non certo un guscio protettivo o un punto fermo da tutelare. L'impulso che ha armato lui come tanti, troppi delitti, è il primato assoluto dell'Io Voglio, la convinzione che si possano vivere più vite in una, che si possa cancellare con un sanguinoso reset la vita precedente, riducendo le persone e le famiglie a pure icone su un display, da eliminare per liberare la memoria. Larga parte dei delitti in voga, compresa la corruzione, nasce da un individualismo assoluto che non riconosce limiti e confini, radici e principi, storia, passato e futuro e si concentra sul desiderio individuale del momento. Il presente è malato di soggettivismo egocentrico, non di famiglie tradizionali e comunità. E su quel terreno confluiscono sia i reduci dal socialismo che i derivati liberali, quando perdono principi e realtà. Certo, c'è un abisso tra il primato dell'individuo e i crimini commessi, e questi attengono alle menti bacate di chi li compie.
Ma il germe, il movente, il clima, è nella convinzione che conta solo la mia vita, la mia libertà, il mio diritto di volere e di mutare. La famiglia tradizionale a volte tollerava altri mostri domestici, soprusi e violenze; ma abolire la realtà per mutare la propria vita non è farina di quel sacco. Semmai dei suoi nemici.Ma che c'entrano i valori tradizionali?
È tragicamente grottesco che dopo la strage di Motta Visconti qualcuno metta sul banco degli imputati la famiglia
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