Macché allarme, ci sono meno assassini

Oggi ogni delitto suscita commenti catastrofisti. Ma i dati ufficiali dicono che gli omicidi sono in netta decrescita

Amanda Knox in lacrime in una foto d'archivio

Ieri, sabato, il Tg1 delle 13.30 ha dedicato le prime quattro notizie alla cronaca nera: un farmacista che ammazza a pistolettate moglie e figlia, riduce in fin di vita (coma) il figlio e si lascia annegare in piscina, dopo essersi stordito con barbiturici e roba simile; una ragazza picchiata e strangolata da uno straniero a Castagneto Carducci (Livorno); un'altra ragazza uccisa di coltello a Dragona (Roma); una sposa romana stecchita dal marito «amorevole», guardia giurata, con un colpo d'arma da fuoco alla nuca.

L'informazione fa quello che deve fare: informa. Infatti anche il Corriere della Sera, ancora ieri, recava in prima pagina questo titolo ingentilito da uno sfondo celeste: «Tre storie. Ilaria e le altre. Una strage quotidiana di donne». Sotto, un pezzo firmato da Giusi Fasano. Incipit: «Siamo tutte Ilaria, Alessandra, Chiara, uccise nelle ultime 48 ore». Più chiaro di così il messaggio non poteva essere: l'Italia è diventata una macelleria in cui si abbattono specialmente donne. I macellai, manco a dirlo, sono uomini.

Da qui nasce e prende forza l'idea di coniare un nuovo reato, il femminicidio (di cui si discute da mesi), da considerarsi più grave del comune omicidio. In altri termini, esemplificativi: fai fuori un uomo? 20 anni di reclusione; fai fuori una signorina o una signora? 30 anni. Sarebbe un deterrente: indurre i maschi a pensarci due volte prima di stroncare la moglie, la fidanzata, l'amante. Se il progetto di punire più severamente il femminicidio rispetto all'omicidio ordinario andasse in porto, introdurremmo il principio che gli esseri umani non sono tutti uguali: le donne valgono di più, per cui se ne accoppi una devi scontare più galera. Mi sembra che ciò si scontri con la Costituzione, ma è noto che la Carta è molto adorata e poco rispettata. Ecco perché si fa tanta fatica a modificarla e aggiornarla.

Proseguiamo. I delitti tengono banco in televisione e (meno) sui giornali. Si prestano ad approfondimenti morbosetti e incrementano gli ascolti, e si pensa che i lettori siano assai interessati ai racconti noir. Quasi tutte le emittenti offrono programmi - veri e propri processi - riservati alla trattazione dei delitti clamorosi. I casi della mamma di Cogne, della neolaureata di Garlasco, di Amanda (Perugia), del caporale Parolisi, della ragazzina di Avetrana hanno fatto scuola e inaugurato un filone destinato ad avere un posto fisso nei palinsesti. Segno che rende, come si evince dai dati Auditel. Al punto che l'editore Urbano Cairo, il più svelto sul mercato, ha addirittura varato una nuova pubblicazione cartacea ad hoc, Giallo, nella speranza di sfruttare la spinta televisiva per avere successo, proponendo strangolamenti e accoltellamenti particolareggiati.

Il rotocalco imita, a molti lustri di distanza, lo stile adottato nel dopoguerra da Krimen, rivista che si presentava anche graficamente per ciò che era: una rassegna di violenze varie, simboleggiate da gocce di sangue ben visibili nella testata. Nulla da eccepire su Giallo e chi lo confeziona. Raccontare i fattacci che turbano l'opinione pubblica è lecito: guai a proibirlo, sarebbe una censura intollerabile. Ma una riflessione sull'orgia nera propinata quotidianamente ai consumatori (anche involontari) della cronaca trucida è obbligatoria.

Ricorrono nelle conversazioni sui treni, nei bar e nelle famiglie commenti grossolani e fuorvianti di questo tipo: ogni giorno c'è un delitto; un tempo non accadevano queste cose orribili; dove andremo a finire? come mai gli inquirenti non riescono a scoprire gli assassini? mi sa che siamo vicini all'apocalisse. Discorsi influenzati dall'informazione, la quale però non per questo dev'essere condannata: essa segue l'onda com'è nella propria natura, riflette gli umori prevalenti, espone in vetrina la mercanzia che incontra i gusti maggioritari. In pratica, essendo di moda criticare aspramente il nostro Paese, i media si adeguano e, specializzati come sono nel loro lavoro, colgono al volo l'opportunità di spiattellare anche i dettagli più raccapriccianti degli atti criminali. Che tuttavia in Italia sono da oltre dieci anni in netta decrescenza.

Basta dare un'occhiata alle statistiche per rendersene conto. È falso affermare che aumentino vistosamente i delitti (peraltro crepano ammazzati più uomini che donne). Al contrario, calano a ritmo costante. Gli omicidi volontari nel quadriennio 1993-1997 furono in media 3.819. In quello dal 1997 al 2001 furono 3.215. E in quello dal 2001 al 2005, 2.740. Negli anni successivi si è mantenuta la tendenza verso il basso. Non lo diciamo noi bensì il ministero dell'Interno, di cui abbiamo riportato le cifre ufficiali. Complessivamente, anche altri reati segnano una marcata flessione. L'Italia, checché se ne dica, è diversa da come noi stessi addetti all'informazione la descriviamo: in Europa, e non solo, è tra le nazioni meno funestate dalla delinquenza. Il nostro sistema di sicurezza, pur vituperato, è efficiente. Il merito sarà di qualcuno: anche dei cittadini, oltre che delle forze dell'ordine e di chi le guida.

Nonostante ciò, non riusciamo a risolvere il problema delle carceri, sempre strapiene, luoghi non di pena ma di tortura, dove l'illegalità esercitata sistematicamente dallo Stato è superiore a quella esercitata saltuariamente da chi le frequenta quale detenuto. Su 18mila arrestati l'anno, 10mila sono stranieri. Le strutture scoppiano anche a causa dell'ingiusta carcerazione preventiva, di cui sono vittime coloro i quali attendono il giudizio. Pendono 5 milioni di processi e i magistrati affogano nelle carte.

Che fare? C'è una sola via: pene alternative alla prigione, depenalizzazione dei reati minori, riforma della custodia cautelare, riforma del potere giudiziario. Per realizzare un'impresa di questa portata bisogna cominciare dall'amnistia, che consentirebbe di ripartire da zero. Ma soltanto ad accennarne si rischia il linciaggio. La gente (e persino certi politici) ignora la realtà: non siamo un popolo di malviventi e assassini. Vi dispiace?

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Dom, 05/05/2013 - 16:10

Egr. Feltri se 2740 omicidi volontari in un quadriennio, cioè 685 omicidi l'anno, gli sembrano uno scherzo, basandosi soltanto sulle statistiche calanti mi sa che fa lo stesso errore che Trilussa mise alla berlina, con il mezzo pollo statisticamente per tutti. Lei come portavoce dei politici, continua a propinarci la solita depenalizzazione dei reati minori e la solita amnistia che porterà fuori di galera migliaia di delinquenti, rimettendoli in circolazione a spese di chi, indovini un pò? Perchè mai i cittadini devono pagare pegno con i loro beni, i loro spaventi e la loro vita per rimediare all'incapacità della magistratura e dei politici che hanno il compito, o per meglio dire IL DOVERE, di toglierci dai piedi simile gente, almeno durante il loro periodo di condanna? Ha ragione nel dire che rischia il linciaggio per avere uscito fuori l'argomento, soprattutto in un periodo di crisi come questa in cui la gente non sopporta più alcuna mancanza dei doveri istituzionali da parte di chi è preposto e ben remunerato per farlo. In quanto al fatto che non siamo un popolo di malviventi e assassini, ha ragione ma solo se i malviventi e gli assassini li teniamo in galera e non fra di noi onesti cittadini italiani, come allegramente propone lei e contraddicendosi fra il dire e il fare.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 05/05/2013 - 16:12

Insomma:"Va tutto bene, madama la marchesa". E gli Italiani sono un popolo di paranoici.Articolo chiaramente inteso a minimizzare la disastrosa situazione dell'ordine pubblico che contemplerà pure una diminuzione degli omicidi ma un'ascesa esponenziale dei reati predatori e di quelli connessi allo spaccio della droga ed alla prostituzione dilagante (connessi perlopiù all'immigazione clandestina). Il tutto finalizzato a preparare l'opinione pubblica ad una ennesimo quanto nefando provvedimento di amnistia generalizzata. Capisco che bisogna venire incontro alla esigenze del neo ministro nero (così esige di esssere chiamato) dell'integrazione...ma non credete di esagerare?

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 05/05/2013 - 16:40

Il prossimo articolo del dr.Feltri potrebbe, a questo punto, contemplare la concessione di case popolari ed indennità di cittadinanza ai Rom.

Ritratto di putia2004

putia2004

Dom, 05/05/2013 - 17:40

per stock47 e Menphis35 - egregi signori vi prego di rileggervi l'articolo perché, a giudicare dai vostri commenti, non l'avete proprio capito! dice esattamente l'opposto di quello che scrivete voi.

Silvio B Parodi

Dom, 05/05/2013 - 17:48

Su 18mila arrestati 10 mila sono stranieri? perche' non li rimandiamo al loro paese subito dopo l'arresto???? si svuoterebbero le carceri.FINITO IL PROBLEMA. saluti

Massimo Bocci

Dom, 05/05/2013 - 17:58

Ecco perché gli azzecca??? ( si fa per dire) garbugli se li fanno durare anni e anni,primo,secondo,terzo grado prima (che come nel gioco dell'oca) si torni alla partenza, tra un programmino TV e l'altro, meno male ci sono sempre i processi per direttissima al Bunga Bunga. Per abbassare le medie.

max.cerri.79

Dom, 05/05/2013 - 19:03

Pena di morte e risolviamo 3 problemi : assassini in libertà, sovraffollamento carcerario e spesa pubblica

mariolino50

Dom, 05/05/2013 - 20:35

Stavoltà devo dar ragione al giornalista, chi parla di disastrosa situazione forse non ha mai messo piede fuori d'Italia, guardatevi questo link non italiano con le statistiche: http://www.nationmaster.com/graph/cri_mur_rat-crime-murder-rate Avrete delle sorprese. E pure questo http://www.cityglob.it/le-citta-piu-pericolose-del-mondo-nel-2011/

romabene

Lun, 06/05/2013 - 08:13

Bravo Feltri! Le statistiche smentiscono il piagnisteo mediatico. 500 omicidi all'anno sono una cosa triste, ma sono molto pochi rispetto agli stati uniti (30000 anno, 10 volte piu dell'italia in rapporto alla popolazione) ed agli altri paesi europei, dove sono in media 2-3 volte di piu. Le stesse statistiche ci dicono che gli omicidi passionali sono circa 200 all'anno. Vogliamo mettere pene piu severe per chi uccide le "femmine"? Se non erro le pene per l'omicidio volontario vanno dai 18 anni al carcere a vita, ma, come tutti sanno, e' difficile rimanere in prigione oltre i 15 anni. Per questo motivo la mamma della Claps non vuole che Restivo sconti la pena in Italia. Nelle prigioni non c'e' posto, oltre la meta' dei procedimenti penali si prescrivono, gli organici di giudici, varie forze di polizia, agenti di custodia in particolare, sono esorbitanti rispetto agli altri paesi europei. Personalmente non credo che sia utile tenere in prigione tanta gente, magari si potrebbe reintrodurre l'ergastolo per i crimini piu' efferati.