La squadra Letta è spaccata: la clausura sarà una polveriera

Malumori nell'esecutivo per i ministri Pdl alla manifestazione del Cav a Brescia: la due giorni dei ministri in un'abbazia toscana per "far gruppo" rischia il flop

La squadra Letta è spaccata: la clausura sarà una polveriera

Roma - Doveva servire a «fare gruppo» il ritiro dei ventuno ministri oggi e domani all'abbazia di Spineto, nei pressi da Sarteano, in Toscana. Ma lo spogliatoio del club Real Letta è già una polveriera, come quello delle squadre spaccate, sull'orlo della retrocessione, in cui l'allenatore non riesce a imporsi. Ultima polemica, molto aspra, quella sulla partecipazione di alcuni degli esponenti dell'esecutivo, quelli del Pdl, alla manifestazione di Brescia di ieri. Primi tra tutti il vicepremier nonché titolare dell'Interno Angelino Alfano e il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi.

Polemiche, insoddisfazioni, sospetti, disaccordi. Sarà tutto questo che i ministri metteranno oggi nei bagagli caricati sul pullman che li condurrà nell'eremo toscano pomeriggio. Una prova di cameratismo trasformata in una notte dei lunghi coltelli. L'appuntamento è per le 16 di oggi a Roma, Palazzo Chigi. I ventuno ministri saliranno a bordo di un pullman senza collaboratori (seguito da un altro pullman vuoto pronto a caricarli in caso di guasto del primo mezzo. Che non si dica che il governo Letta non pensi proprio a tutto), destinazione l'abbazia di Spineto, di proprietà di privati che l'hanno trasformata in un resort di lusso chiuso al turismo privato ma prenotabile solo da gruppi di lavoro o di studio. A disposizione 98 stanze a loro volta sparse tra l'abbazia vera e propria, la foresteria e le altre undici dependance sparsi in un territorio di oltre 800 ettari. Ospitalità di alto livello ma senza sfarzo: siamo pur sempre in campagna e poi il periodo è quello che è. E non a caso i ventuno ministri pagheranno di tasca loro l'ospitalità: il conto sarà di circa 200 euro, non si sa se comprendenti anche la parca cena (ma un bicchiere di un buon rosso locale ci scapperà di certo) e la colazione, che lo stesso Letta ha fissato per le 7: scommettiamo che più di un ministro rinuncerà a caffè e cornetto pur di dormire una mezz'oretta in più? Unico lusso possibile, visto che con i ritmi imposti da Letta (almeno tre ore di lavoro dall'arrivo alla cena, un richiamino dopo l'ammazzacaffè e poi nuovo lavoro dalle 8 a mezzogiorno domani, con il premier subito atteso da un volo per Varsavia) sognare una passeggiata o anche solo una sauna sarebbe sciocco.

Ma che cosa si diranno i ministri? Ci si aspettano provvedimenti sui costi della politica, che avrebbero un grande effetto sull'opinione pubblica. Inoltre ogni ministro dovrà fare le sue proposte per i primi cento giorni del governo, con tre priorità: Imu, lavoro e riforme istituzionali. La patata bollente della tassa sugli immobili spetterà al titolare dell'Economia Fabrizio Saccomanni, che dovrà chiarire dove trovare le risorse per l'abolizione che è la conditio sine qua non del Pdl per restare nel governo. Le proposte sul lavoro spetteranno principalmente ai titolari dello Sviluppo economico (Flavio Zanonato), del Lavoro (Enrico Giovannini) e allo stesso Lupi. Il dossier sulle riforme (e in particolare sulla legge elettorale) spetterà naturalmente al titolare dell'omonimo dicastero, il pidiellino Gaetano Quagliariello. Per motivi diversi riflettori puntati anche sulle donne Cecile Kyenge (Integrazione), Josefa Idem (Pari opportunità) ed Emma Bonino (Esteri). Anche qui temi spinosi: ius soli, matrimonio per le coppie gay, i marò prigionieri in India. La tensione salirà. Ma dovremo farci il callo. È lo stesso allenatore a esser consapevole del fatto che la squadra è quella che è: «Questo governo non è quello per il quale io ho lottato e quindi non è il mio governo ideale e nemmeno il mio presidente del Consiglio ideale». Sembra di risentire Groucho Marx: «Non mi iscriverei mai a un club che avesse me tra i soci».

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