Industricidio di Stato

Dopo i sequestri per miliardi di euro disposti dai magistrati, Riva chiude l'Iva: non ha più i soldi per pagare gli stipendi. Il medesimo Stato non protegge le imprese che costruiscono un'opera pubblica, la Torino-Lione, che lo stesso Stato ha deciso come essenziale

Industricidio di Stato

Questo non è un Paese per imprese. Sì, certo, se la cavano tutti con il primo articolo della nostra Costituzione, che ci racconta della Repubblica fondata sul lavoro. E però il lavoro viene creato dagli imprenditori. Vi sembra banale? Andatelo a spiegare a quella parte di costituenti che ha pensato bene di trattare il lavoro come categoria assoluta, e cioè slegata da chi lo genera. Non vi preoccupate, la smettiamo subito con la filosofia e andiamo al sodo con l'Ilva di Taranto e le imprese della Val di Susa.
La storia dell'Ilva è nota. Gli imprenditori Riva sono indagati per una serie di ipotesi gravissime di reato: dal disastro ambientale alla frode fiscale. Si tratta della prima industria siderurgica italiana e la seconda in Europa. I magistrati sono andati giù con la mano pesante disponendo sequestri per miliardi di euro, compresi impianti e prodotti finiti, tenuti lì a marcire sui piazzali. E ieri Riva ha detto che siamo al game over. Chiude. Non ha più i soldi per pagare gli stipendi. Domani qualcuno si straccerà le vesti. Ma era già tutto scritto. Nonostante non ci sia una sentenza, una, che abbia stabilito i fatti. Ebbene è la Repubblica che garantisce il lavoro o gli indagati Riva? Forza, rispondiamo senza ipocrisie. Se anche si dovesse accertare che la famiglia Riva è composta da delinquenti, in uno Stato normale l'esecutivo prende le azioni e le cede sul mercato. Semplice a dirsi, impossibile a farsi in una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Siamo dei fenomeni: uccidiamo un'impresa su un sospetto (per quanto fondato esso possa essere) e non ci preoccupiamo delle conseguenze - queste sì certe - sul lavoro. Quello che a parole dovrebbe essere il fondamento del vivere civile.
A qualche centinaio di chilometri, il medesimo Stato non protegge a sufficienza le imprese che si occupano di costruire un'opera pubblica, che il medesimo Stato ha deciso come essenziale: la Torino-Lione. Gli imprenditori che partecipano ai lavori sono quotidianamente violentati. La sola presenza di uno di loro in uno studio tv, gli ha creato ripercussioni violente in azienda. E qui la mano pesante dello Stato perché non si fa sentire? Forse la violenza in flagranza di reato dei No-Tav è più nobile del presunto comportamento dei Riva? Non raccontiamoci palle. Questo non è un Paese per imprese, è un Paese per vecchi. E sempre più poveri.

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