Voto segreto, schiaffo alle regole. I grillini accelerano la porcata

I grillini portano domani in aula la modifica del regolamento. Il Pd pronto a dire sì. Oggi la Giunta torna al lavoro: mercoledì il voto. Schifani: "Feriti dagli alleati"

Voto segreto, schiaffo alle regole. I grillini accelerano la porcata

Roma - Se quelle sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore dovevano essere prove generali di una futura alleanza tra grillini e Pd, si comincia male. All'insegna della sfiducia e degli attacchi reciproci. Insieme, ma divisi.

Perché puzza tanto di trappola la proposta che il M5S presenterà domani in Senato di cambiare il regolamento, per avere il voto palese quando a ottobre l'aula dirà la parola finale sulla proposta in arrivo dalla Giunta per le immunità. E il Pd, pur dovendola appoggiare, la teme. Beppe Grillo, che chiama con disprezzo il partito di Guglielmo Epifani «pdmenoelle», sul suo blog denuncia: «C'è un'asse che si sta creando per salvare Berlusconi. Noi vogliamo il voto palese per una questione di pulizia». E rievoca la storia dei franchi tiratori, con il clamoroso episodio nelle elezioni del capo dello Stato: «Nel segreto dell'urna tutto può succedere. I pdmenoellini hanno fucilato Prodi dietro a una tendina e sono pronti a ripetere le gesta in ogni momento per salvare il loro caro leader Berlusconi».

Il Pdl resiste e considera il cambiare la regola del voto segreto la conferma del «plotone d'esecuzione» già pronto per il Cavaliere. Per Renato Schifani c'è clima da «caccia alle streghe»: «Noi - dice in tv - siamo contrari ai blitz. Per arrivare a un voto palese si dovrebbe addirittura cambiare un regolamento. I regolamenti non si cambiano nel giro di una settimana a colpi di maggioranza, ma in maniera condivisa». Il capogruppo in Senato si dice stupito dalla Lega, schierata con Pd e M5S, ma assicura che ciò non cambia l'alleanza. La verità, dice Fabrizio Cicchitto, è che il Pd è «allo sbando» e non regge la provocazione grillina. Sul M5S che vuole una «modifica del regolamento contra personam», dice Maurizio Gasparri, si pronunci il Quirinale.

Dal Pd arrivano messaggi discordanti. Il responsabile Riforme Luciano Violante è cauto: su voto palese o segreto, dice, «deciderà il Senato». Ma il partito è tentato, diviso. Per uno Stefano Esposito sicuro che l'accodarsi ai grillini è stato «una sciocchezza», c'è una Pina Picierno favorevole ad abolire il segreto dell'urna. D'altronde, timori di divisioni tra i democratici li hanno espressi anche Laura Puppato e Felice Casson, ricorda il grillino Michele Giarrusso: «Per cambiare il regolamento - insiste - non servono tempi biblici. Non abbiamo timore per come voteranno i nostri colleghi ma per come potrebbero votare gli altri».

La richiesta M5S-Pd e Lega arriverà proprio alla vigilia del voto di mercoledì. E intanto la Giunta riapre oggi i lavori, con la discussione della relazione di Andrea Augello contraria alla decadenza. Per Schifani, almeno nell'immediato, non c'è il ritiro dei ministri Pdl se mercoledì il voto boccerà Augello. «Abbiamo la seria e profonda consapevolezza - dice - di avere la responsabilità di guidare un esecutivo di larghe intese voluto dal capo dello Stato, siamo colpiti e feriti dall'atteggiamento di un alleato che si sta scagliando contro il leader del nostro partito immeritatamente». Ma l'aria rimane tesa. E oggi Carlo Giovanardi del Pdl illustrerà in Giunta le 8 «macroscopiche anomalie» che minano il giudizio sulla decadenza di Berlusconi. Dalle assoluzioni in Cassazione sugli stessi fatti del processo Mediaset arrivato alla condanna, alle rivelazioni sull' «animosità» del giudice Esposito per il Cavaliere, dalle irregolarità della legge Severino alla sua applicazione retroattiva. Per il «solo» cittadino Berlusconi.