I ragazzi che studiano, si laureano bene, si arrangiano con lavori precari e poi sono frustrati perché il merito non vale nella vita, avranno un loro eroe e martire. Si chiamava Norman Zarcone, di Palermo, laurea con lode, lavoro da bagnino - 12 ore al dì, 25 euro -, dottorando di ricerca in filosofia del linguaggio. Ma vede che la capacità e lo studio non contano all'università e, disperato, decide tre anni fa di lanciarsi dal settimo piano della sua facoltà «per protestare contro le baronie universitarie». In una lunga e accorata lettera, suo padre Claudio, ancora sconvolto, mi scrive: «Avverto ancora l'odore del suo sangue sull'asfalto e vengo devastato dalle immagini del suo corpo spiaccicato al suolo»... E poi terribili descrizioni. Non era depresso, aggiunge, era brioso, lo chiamavano Zuzzurellone, scriveva, componeva musica con lui come «Un cielo senza stelle» dedicata a Falcone e Borsellino e cantata da sua madre Giusy.
Ora Palermo gli ha dedicato una rotonda, e il sindaco Orlando ha lanciato a Napolitano la proposta di indire ogni 13 settembre «una giornata nazionale del merito universitario». Non credo alle giornate etiche né la penso come Orlando, ma sposo l'appello del sindaco e del padre.
Norman, martire del merito negato
Si chiamava Norman Zarcone, di Palermo, laurea con lode, lavoro da bagnino - 12 ore al dì, 25 euro -, dottorando di ricerca in filosofia del linguaggio
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