Renzi sfiora il 70%. E darà ordini a Letta

Incoronato da 2,5 milioni di persone, Renzi dà ordini a Letta: "Si cambia, basta alibi, legge elettorale per il bipolarismo". Il premier: collaboreremo

Renzi sfiora il 70%. E darà ordini a Letta

Matteo Renzi si pappa tutto il piatto e da ieri sera è non il nuovo segretario ma il padrone del Pd. Non solo: l'opa su Palazzo Chigi da premier virtuale, da eminenza non troppo grigia che detterà la linea a Enrico Letta. Le primarie dell'Immacolata si trasformano nel trionfo personale del sindaco di Firenze, che sfiora il 70 per cento dei voti. E sul palco dell'Obihall a Firenze, nella dolce sera e frizzantina della consacrazione, mentre Jovanotti canta Ti porto via con me (ma lui non farà certo così) parla già da dominus: «Abbiamo l'ambizione di cambiare l'Italia, non uno o due ministri». Malgrado la sconfitta della Fiorentina che ha lievemente increspato la domenica, il sindaco d'Italia non rifugge da metafore calcistiche: «Se mi avete dato la fascia di capitano di questa squadra, non passerà giorno senza lottare su ogni pallone». E poi: «Non è la fine della sinistra. Non stiamo cambiando campo, stiamo solo cambiando i giocatori che hanno dato tutto e vanno sostituiti».

È spavaldo Irrenzi, come lo chiamano nella Firenze che tanto lo ama e un po' lo detesta. Imbarca sul carro dei vincitori il bipolarismo («è salvo»), un'intera generazione («tocca anoi guidare la macchina,a noi che facevamo le medie quando è caduto il muro di Berlino, a noi che ci siamo iscritti a Giurisprudenza dopo aver visto morire Falcone e Borsellino»), anche i suoi avversari sconfitti. Scarica invece i teorici dell'inciucio: «Qualche politico di lungo corso neocentrista ha brindato. Ma stasera, con il risultato delle primarie, quella bottiglia gliel'abbiamo mandata di traverso».

Renzi è incoronato da numeri imbarazzanti per gli avversari, che fanno la figura di stralunate comparse a Cinecittà, di quelle con l'orologio al polso in un film del genere peplum; ma anche e soprattutto per tutto l'establishment democratico. Dei quasi tre milioni di votanti Renzi incassa il 68,0 per cento, con Gianni Cuperlo al 17,9 e Pippo Civati al 14,1. Copia-e-incolla con piccoli aggiustamenti in tutta Italia: Renzi è al 55 in Sardegna, al 61 in Sicilia, al 62 in Puglia, al 65 nel Lazio, al 68 in Piemonte, al 70 in Lombardia, al 71 in Emilia-Romagna, addirittura al 79 nella natìa Toscana.

È il giorno in cui nel Pd tutto cambia. Tutto e pure qualcosa di più. Nel Pd e anche nel governo delle intese non poi così larghe. Con numeri bulgari Renzi diventa un segretario forte come il Nazareno non ha mai conosciuto. In grado di mettere alle corde il premier. Sin da oggi. Con tre temi in agenda: nuova legge elettorale, riforma del lavoro e basta euroragionerie. Letta prende nota e fa spazio al nuovo azionista di maggioranza: «Con il nuovo segretario Matteo Renzi lavoreremo insieme con uno spirito di squadra che sarà fruttuoso, utile al paese e al centrosinistra», dice.

E poi c'è Cuperlo. Il suo quartiere generale romano sembra la Beresina: poca gente e moscia, Stefano Fassina con la faccia di chi ha perso il derby 7-0, qualcuno a mugugnare sulla manipolazione dei dati da parte renziana, Ugo Sposetti a ironizzare: «In Ucraina hanno tirato giù la statua di Lenin, forse posso mandare un camion a caricarla». E lui, il deputato triestino che in alcuni momenti è sembrato davvero crederci (o ha finto molto bene), racconta di una telefonata al nuovo segretario, si prende tutte le colpe, si dice intenzionato a «non scendere da un treno che è il nostro treno». Già: il Renzi-Express.

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