Cambiare paradigma. È quello che sta facendo la sinistra utilizzando anche gli istituti scolastici, in cui sono gli italiani che imparano l’arabo per includere gli stranieri.
È il rovesciamento del concetto di integrazione contestato alla sinistra bolognese, dopo che il Comune guidato da Matteo Lepore ha approvato un patto di collaborazione per organizzare un corso di lingua araba nel quartiere Pilastro. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe favorire l’inclusione dei bambini di origine maghrebina attraverso una maggiore conoscenza della loro lingua madre da parte degli adulti che operano nel contesto scolastico.
È il contenuto di una determinazione dirigenziale del Quartiere San Donato-San Vitale. Il progetto nasce dalla proposta di una cittadina, identificata con le iniziali V.G., insieme ad alcune insegnanti della zona, e prevede l’utilizzo occasionale di un locale presso la Scuola delle donne di via Panzini 1. Il Comune sostiene che lo studio dell’arabo possa contribuire a “migliorare l’autostima e il senso di appartenenza dei bambini residenti riducendo il rischio di isolamento”, anche attraverso “l’interesse, dimostrato dagli adulti, nei confronti della loro lingua madre”. L’apprendimento dell’arabo viene così presentato come uno strumento per favorire l’inclusione.
Non si tratta di aiutare le famiglie straniere a comunicare con la scuola, ma di valorizzare la loro lingua d’origine all’interno del contesto educativo. E su questo si concentra la contestazione politica: il rischio che l’integrazione venga concepita sempre meno come un percorso di acquisizione della lingua comune e sempre più come un adattamento della comunità che accoglie alle esigenze linguistiche di chi arriva. Il provvedimento indica nella conoscenza della lingua araba uno degli strumenti attraverso i quali perseguire gli obiettivi di inclusione scolastica.
“L’approvazione del patto di collaborazione per l’attivazione di corsi di arabo nella scuola di via Panzini a Bologna non è un caso isolato, ma il sintomo di una precisa visione politica che la sinistra sta diffondendo in tutta l’Emilia-Romagna”, denuncia Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione. “Giustificare queste iniziative con il rischio che i minori stranieri perdano autostima o senso di appartenenza se il contesto non si adatta alle loro esigenze significa capovolgere il principio stesso dell’integrazione. Non si combatte l’isolamento creando enclave linguistiche, ma fornendo gli strumenti per comprendere e rispettare la società che accoglie”.
Alla contestazione si aggiunge colei che ha denunciato il fenomeno, Giovanna Conza, consigliera di Fratelli d’Italia del Quartiere San Donato-San Vitale, che attacca la linea politica della sinistra bolognese: “Queste follie della sinistra sono allarmanti, perché dimostrano la direzione in cui il Pd vuole portare il Paese. La scuola è il primo e più importante luogo di formazione e aggregazione dei nostri ragazzi. Se il Comune legittima corsi di arabo per le insegnanti, si apre la strada a una progressiva introduzione di questa lingua anche nella quotidianità scolastica”. La questione è arrivata anche in Consiglio regionale, dove Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione per chiarire se questi protocolli ricevano finanziamenti e siano stati approvati dall’Ufficio scolastico regionale. Al centro dello scontro resta il modello di una fantomatica integrazione scolastica in cui a pagarne le spese, alla fine, sono sempre i cittadini italiani.
