Altro che super scienziata La Cattaneo è solo 440ª

Per il Colle la neosenatrice a vita è "un'autorità mondiale" nella ricerca sulle staminali. Ma una speciale classifica stilata dall'università di Manchester la colloca nelle retrovie

Altro che super scienziata La Cattaneo è solo 440ª

RomaNon ha vinto un Premio Nobel, almeno per ora. Di sicuro a 51 anni si è aggiudicata un piacevolissimo «Win for life», uno di quei fortunati biglietti della lotteria che ti assicurano una lauta rendita mensile vita natural durante e che potrebbe fare di lei una sorta di record-woman dei beneficiati della politica - qualora rispettasse l'aspettativa di vita attuale - grazie a quei 232mila euro annui lordi che lo Stato italiano inizierà ad erogarle da fine settembre. Un tesoretto a carico dei contribuenti che potrebbe fare di lei il «politico» più pagato della storia repubblicana, seconda forse al solo Giulio Andreotti.

Elena Cattaneo è balzata agli onori delle cronache grazie alla inaspettata (e per molti aspetti clamorosa) nomina a senatore a vita da parte di Giorgio Napolitano. Una scelta che ha sorpreso per la giovane età delle beneficiata - mai nella storia d'Italia qualcuno aveva ottenuto quel seggio così presto - e per le dichiarazioni della scienziata che non ha neppure provato a nascondere le sue preferenze politiche, dichiarando di aver votato per le primarie del Pd del 2009, lasciando capire senza equivoci dove batte il suo cuore. Poco esplorato, invece, il territorio della sua «quotazione» internazionale dal punto di vista scientifico, anche rispetto ai suoi colleghi italiani. Ebbene per quella che da più parti è stata definita, sicuramente a ragione, autorità mondiale in fatto di cellule staminali neurali e alla loro potenziale applicazione sulle malattie neurodegenerative, la «classifica» dei Top Italian Scientists (Tis) della Via-Academy, legata all'Università di Manchester, non riserva grandi soddisfazioni.

In questa sorta di censimento degli scienziati di «maggior impatto» nei principali settori disciplinari, la Cattaneo figura soltanto al 66esimo posto. Nella realtà, però, alla luce dei tanti ex-aequo, la scienziata di origine bergamasca si attesta attorno al 440esimo posto. In testa si trova Carlo Croce, medico-oncologo italiano impegnato nella ricerca sui meccanismi genetici del cancro, seguito dall'immunologo Alberto Mantovani e dall'oncologo Napoleone Ferrara. Dopo l'immunologo Giorgio Trinchieri al quinto posto si trova la prima donna: la fisica Angela Barbaro-Galtieri, docente all'Università di Berkeley in California. Carlo Rubbia, altro neo-senatore, si attesta attorno alla posizione 42 (anche se come per la Cattaneo sono molti di più coloro che lo precedono). L'altro elemento sorprendente è che davanti alla Cattaneo in questa classifica basata sul cosidetto h-index - un numero che racchiude sia la produttività che l'impatto della produzione culturale o scientifica di uno scienziato basato sulle citazioni ricevute - compaiono ben 45 donne italiane.

I nomi? L'elenco è composto da personalità note soprattutto in campo scientifico ma visto che per loro si è chiusa la possibilità di essere nominate al seggio perpetuo di Palazzo Madama vale almeno la pena citarle. Si tratta di Silvia Franceschi; Elisabetta Dejana; Silvia Priori; Daniela Bortoletto; Eva Negri; Annamamaria Colao; Adriana Albini; Anna Di Ciaccio; Luigina Romani; Maria Roncarolo; Roberta Sessoli; Eleonora Luppi; Paola Ricciardi Castagnoli; Cristiana Peroni; Cristina Bottino; Federica Sallusto; Paola Allavena; Elena Pian; Laura Fratiglioni; Laura Maraschi; Maria Roberta Monge; Elisa Bertino; Francesca Matteucci; Lucia Banci; Annarosa Leri; Genoveffa Franchini; Laura Ferrarese; Luisa Cifarelli; Maria Cristina Mingari; Annalisa Celotti; Annunziata Gloghini; Ariela Benigni; Lucia Rivoltini; Silvana Pilotti; Simona Rolli; Carla Zoja; Clara Franzini-Armstrong; Daniela Calzetti; Lucia Pozzetti; Patrizia Caraveo; Daniela Pende; Gabriella Sartorelli; Paola Dal Cin e Barbara Ensoli (nota per le sue ricerche sul Virus Hiv). Un piccolo esercito di medici, fisici e biologi in «rosa», tutte classificate meglio della neo-senatrice, che non balzeranno agli onori delle cronache parlamentari, non incasseranno il «win for life» e delle quali non sapremo mai se abbiano o meno votato alle primarie del Pd.