La Lombardia è la prima regione ad attivare un servizio strutturato di Soccorso sanitario avanzato in ambiente impervio (Saai), che consente di garantire cure avanzate nei contesti montani e ipogei quando le condizioni meteorologiche o ambientali impediscono l’impiego dell’elisoccorso o rendono indisponibili altri mezzi. Il progetto, partito sabato, nasce con l’obiettivo di offrire ai cittadini una possibilità di cura in più, assicurando l’intervento di équipe sanitarie avanzate anche negli scenari più complessi e difficili da raggiungere. Le 4 sale operative del 118 e la Centrale regionale di elisoccorso di Areu possono attivare squadre di medici e infermieri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico lombardo, professionisti formati sotto il profilo sanitario e tecnico-alpinistico, in grado di operare in sicurezza negli ambienti impervi montani e ipogei. Nel solo 2025 il Soccorso alpino ha effettuato 1.800 eventi prestando assistenza a quasi 2mila persone. «Un servizio fondamentale - ha sottolineato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso - quando non si riesce ad arrivare con le ambulanze o con gli elicotteri. Adesso i volontari del soccorso alpino possono intervenire con tutti gli strumenti a loro disposizione». «Fino a oggi i medici e gli infermieri che operano sui mezzi di soccorso di Areu, una volta indossata la divisa del Soccorso Alpino, non potevano utilizzare le competenze sanitarie avanzate di cui già disponevano - racconta il presidente del Cnsas Marco Astori -. Grazie al lavoro svolto con Areu e alla Regione, queste professionalità potranno ora intervenire anche in montagna con gli stessi protocolli e le stesse competenze del sistema dell’emergenza-urgenza. Pensiamo, ad esempio, alla gestione del dolore: una persona con una frattura alla caviglia in ambiente impervio può rimanere sulla barella anche per cinque o sei ore prima del trasporto. Oggi possiamo garantire un’assistenza sanitaria avanzata dalle prime fasi».
Attenzione, l’ambiente impervio non coincide soltanto con la montagna, comprendendo tutti i contesti in cui l’accesso al paziente è particolarmente complesso, come alcune aree collinari o boschive. «Ogni anno l’Areu gestisce circa un milione di missioni di soccorso e nel 98% dei casi dispone già della risposta più adeguata. Con questo progetto - spiega il direttore generale Massimo Lombardo - interveniamo su quel restante 2% di situazioni in cui, fino a oggi, raggiungere il paziente con cure sanitarie avanzate era più difficile».
Per garantire interventi omogenei sono stati sviluppati 12 algoritmi clinico-assistenziali dedicati alle principali emergenze sanitarie e sono state attivate 12 postazioni strategiche distribuite sul territorio regionale, nelle aree caratterizzate dal maggior numero di missioni di soccorso. Ogni postazione è dotata di farmaci, presidi sanitari avanzati, monitor multiparametrico, dispositivo per la trasmissione dell’elettrocardiogramma e zaino sanitario. Sulla base dei risultati conseguiti, sarà valutato l’ampliamento della rete delle postazioni.
