Il ciclone Harry si abbatte su Sicilia, Calabria e Sardegna e, puntuale, l'ondata di maltempo diventa occasione per dare fuoco alle polveri della battaglia politica. A poche ore dall'emergenza, Pd, Alleanza Verdi e Sinistra e MovMovimento Cinque Stelle tornano a impugnare vento e tempeste come clava contro il Ponte sullo Stretto, trasformando una tragedia ambientale nel pretesto per colpire un'opera che da anni rappresenta il bersaglio simbolico della loro «politica dei no».
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in missione a Niscemi, parla di «circa 2 miliardi di danni» e liquida come «insufficienti» i «100 milioni stanziati dal governo nazionale». Ma il passaggio politicamente più significativo arriva subito dopo: «Abbiamo proposto che venisse immediatamente dirottato un miliardo che era stato messo sul progetto del Ponte ma che non potrà ovviamente essere utilizzato nel 2026 per il blocco della Corte dei conti».
Una proposta che, più che rispondere all'emergenza, sembra funzionale a rimettere nel mirino il Ponte, confermando come per il Pd l'opera resti un simbolo da abbattere a prescindere. Tanto più che la polemica viene innescata dalla segretaria del Nazareno che quando si trovò a gestire il territorio in Emilia-Romagna - di cui era vicepresidente e assessore con delega alle politiche di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici - durante l'alluvione, visse momenti di difficoltà, finendo anche nel mirino per la mancata spesa dei fondi nazionali per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua restituiti al ministero delle Infrastrutture.
Schlein insiste: «Sarebbe più utile destinare lì le risorse che invece sono state messe su infrastrutture inutili che non potranno andare avanti». Il giudizio è tranchant e va ben oltre la contingenza del ciclone. Il maltempo diventa la cornice perfetta per ribadire una linea ideologica consolidata: il Ponte non è solo rinviabile, ma è inutile, sbagliato, anzi colpevole di distogliere risorse da altre priorità. E lo stesso copione viene adottato da Nicola Fratoianni di Avs: «Si stanzino i soldi dell'opera inutile del Ponte sullo Stretto non solo per ripagare i danni, ma per politiche di adattamento e di transizione di fronte alla crisi climatica».
La musica non cambia a livello regionale. All'Ars, il capogruppo Pd Michele Catanzaro parla di un governo «che sprofonda sotto i nostri occhi» e definisce «assurdo» che la priorità per la Sicilia resti il Ponte sullo Stretto. Il Movimento Cinque Stelle alza ulteriormente i decibel. Per Daniela Morfino, capogruppo in commissione Ambiente alla Camera, i fondi stanziati dal governo sono «una mortificazione» e il Ponte viene liquidato come «un'opera folle», tenuta in vita solo per «non scontentare il capriccioso Salvini».
L'opera diventa dunque il vero bersaglio, il convitato di pietra da additare come simbolo di una colpa piuttosto che di un'idea di modernizzazione e sviluppo.
Dal governo Antonio Tajani tiene a precisare che i 100 milioni stanziati «non sono la cifra definitiva»: «Vediamo intanto quale sarà il danno reale, appena si rimetterà il tempo. Abbiamo proposto anche di chiedere sostegno al fondo di solidarietà europeo, essendo il fenomeno allargato».