Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:34
Interni

Autogol della destra vannacciana respinta dal popolo di Conte

Alla kermesse di Milano s’infiammano per Mario Giordano che accusa il governo di non fare nulla ma poi lo fischiano quando parla di remigrazione. La messinscena delle proposte approvate al 91,7%

IPA88764286 - Milano, 20-09-2026 Evento Nova Parola all' Italia dei 5 Stelle conclusione di Giuseppe Conte

Neanche Comunardo Niccolai, il principe degli autogol, avrebbe fatto meglio. Comunardo però, chiamato così in omaggio alla comune di Parigi, non era di «vera destra» come invece si è autoproclamato Vannacci imbarcando il fritto misto dei vannacciani tra cui manca ancora Soumahoro, che pure siede nel gruppo Misto.

La «vera destra» tuona contro la Meloni. Conte, dal palco dell’assemblea dei 5Stelle, la «vera destra» la distrugge. Per ringraziarla delle gentili sponde offerte bastona sulla remigrazione, attacca sulla negazione del femminicidio, sbotta sulla proposta di classi separate per disabili. Bell’affare, ex generale, a meno che il progetto fin dall’inizio non fosse quello di sabotare il centrodestra. A destra, anzi a «vera destra» parlano male del governo e diventano soci occulti di quella sinistra che non solo li disprezza ma che in caso di vittoria Allah non voglia spalancherà i porti a clandestini e criminali di ogni risma, islamisti inclusi. I vannacciani fanno il gioco di chi, ancora Conte, ospita all’adunata la pro-Pal Francesca Albanese la quale a domanda del Giornale ha risposto che della carcerazione di Hannoun, accusato di essere il riferimento in Italia di Hamas, «non pensa niente». Nel frattempo Giorgia Meloni annuncia che nelle scuole verranno vietati burqa e niqab.

Ieri, prima dell’intervento finale dell’ex premier, sul palco c’era Mario Giordano, mattatore televisivo e firma della Verità. Intervistatrice Luisella Costamagna, in collegamento il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. Giordano inizia così: «Credo che gli italiani si aspettassero un cambio radicale, come diceva prima il senatore Scarpinato», ex magistrato e agguerrito senatore anti-Meloni. «Penso che si aspettasse di più sulla sicurezza, sulla sanità la stabilità c’è stata ma non è un valore se non riesci a cambiare le cose». Alla platea, un migliaio di persone, non pare vero. La gente si spella le mani. Gli interlocutori godono. «I cittadini hanno votato il governo sui temi cari alla destra», riprende Giordano. «Ho trattato il caso di un signore invalido che s’è visto fissare una visita nel 2030, ma se paghi ti visitano subito. Non è stato fatto niente se non la fuffa del ministro Schillaci». Costamagna va a nozze: «Dimmi una cosa buona che ha fatto questo governo». Giordano ripete: «La stabilità. Il problema è che i cittadini non hanno percepito questo cambiamento. Se fossero stati contenti di quello che ha fatto la Meloni non sarebbe nato il fenomeno Vannacci . Ricordo quando ad Atreju dicevano che volevano cambiare l’Europa, ma come la cambi, con Ursula von der Truppen?». Ma la Meloni non ha votato von der Leyen. Giordano viene fischiato solo quando parla di remigrazione, cavallo di battaglia di Vannacci.

Conte è furbo. Organizza l’assemblea senza simboli di partito per dare l’impressione di essere già il candidato del campo largo e invita chi, pur potenzialmente dal fronte avverso, gli torna utile. Poi guadagna il proscenio, strappa i fogli con i provvedimenti del governo, annuncia che tutte le proposte in discussione sono state approvate dagli iscritti e sai la novità («Il 91,7% è contro l’invio di armi»), e cannoneggia: «Non esiste definire Israele uno Stato democratico»; «Vogliamo il riconoscimento dello Stato di Palestina»; «Sull’immigrazione la destra non ha soluzioni»; «Chi non ama questo Paese è a Palazzo Chigi»; «Cancelleremo le leggi bavaglio». Poi un messaggio alla Schlein: «Le proposte», quelle dei 5Stelle, «mirano ad attuare la Costituzione, puntano sulla giustizia sociale e ambientale, ad ampliare la partecipazione, ecco perché noi abbiamo proposto che questo progetto si chiami Alleanza per la Costituzione». Elly replica: «Sono emerse molte cose condivisibili, sul resto discuteremo». Torniamo a Conte: «Una volta che saremo al governo faremo tabula rasa». Invero l’ha già fatta distruggendo i conti pubblici. Ma alla «vera destra» dev’essere piaciuto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.