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Interni

Bankitalia si allinea al governo: Pil 2026 a +1%

Panetta: primo semestre “meglio delle attese”. Con l’energia inflazione al 4,2%

La Banca d’Italia rivede al rialzo le stime di crescita e si allinea al governo, mentre l’Istat certifica che il caro energia continua a pesare sui prezzi. Nel Bollettino economico Via Nazionale prevede un Pil in aumento dello 0,9% quest’anno, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028, con un ritocco di 0,4 punti per il 2026 rispetto a giugno. Senza la correzione per le giornate lavorative la crescita di quest’anno sale all’1%, la stessa cifra indicata dall’esecutivo nel Dpfp.

«I risultati del primo e secondo trimestre sono andati meglio delle previsioni», ha spiegato il governatore Fabio Panetta a margine delle riunioni del Fondo monetario internazionale, sottolineando che la stima «non è molto distante dal potenziale». A sostenere l’economia, scrive Bankitalia, saranno anche le scelte del governo: «Le misure di spesa per la difesa e l’energia programmate

dal Governo contribuirebbero a sostenere l’attività economica nel prossimo biennio». In ordine anche i conti pubblici, con il deficit atteso al 2,9% del Pil quest’anno.

Il punto debole resta l’inflazione. L’Istat ha confermato che a settembre l’indice Nic è salito dello 0,7% su agosto e del 4,2% su base annua, dal 3,3% del mese precedente, il livello più alto degli ultimi tre anni, portando l’inflazione acquisita per il 2026 al 3,1%. A spingere sono soprattutto i beni energetici, passati da +17,1% a +22,6%, e gli alimentari non lavorati, saliti al 5,5%, mentre l’inflazione di fondo si ferma al 2%. Il conto più salato lo pagano le famiglie «con più bassi livelli di spesa», per le quali nel terzo trimestre i prezzi sono cresciuti del 4,4%, contro il 2,9% di quelle più abbienti.

Le associazioni dei consumatori stimano 1.918 euro di spesa in più per una famiglia con due figli. Per Bankitalia, tuttavia, la fiammata è destinata a rientrare:

l’inflazione media si fermerebbe al 3,2% quest’anno per poi scendere al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028, perché i rincari energetici «si esaurirebbero nel corso del prossimo anno». Nel frattempo i consumi rallenteranno, «risentendo principalmente dell’erosione del reddito reale dovuta alla maggiore inflazione», e restano i rischi legati al Medio Oriente.

Dall’Istat arriva infine il conto dell’economia non osservata: nel 2024 sommerso e attività illegali valgono 218,2 miliardi, ma il loro peso sul Pil scende al 9,9% dal 10,2%. Cresce però il lavoro irregolare, salito a 3 milioni e 277mila unità, +4,6% contro il +1,6% di quello regolare.

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