Presidente Renato Schifani, lei è governatore della Sicilia ma in questi giorni al nord in particolare il tema della sicurezza è in primo piano, soprattutto per la guerriglia scatenata dagli antagonisti no-Tav. Quali misure ritiene efficaci in questa situazione?
«Quanto accaduto in Val di Susa non è protesta, è violenza organizzata contro lo Stato. Bombe carta, molotov, decine di feriti tra le forze dell’ordine non sono l’espressione di un dissenso legittimo, quali che siano le opinioni sull’opera. Serve identificare e perseguire ogni responsabile, rafforzare stabilmente il dispositivo di sicurezza attorno alle infrastrutture strategiche e pretendere, da tutte le forze politiche, una presa di distanza netta e senza ambiguità. La vicinanza agli agenti feriti deve essere unanime».
Il procuratore di Palermo De Lucia ha lanciato in Parlamento un atto d’accusa al sistema carcerario, che consente ai boss mafiosi di comandare dalle celle. Che impressione fa a lei che si è tanto battuto in passato per la stabilizzazione definitiva del regime duro del 41 bis?
«Le parole del procuratore De Lucia sono un allarme che non può cadere nel vuoto: vanno tenute in grande considerazione, al di là di ogni altra valutazione. Non entro nel merito della polemica con il ministro Nordio, non mi compete. Quello che mi preme sottolineare è che il 41 bis resta uno strumento che ha isolato efficacemente i vertici mafiosi e va difeso. Il tema posto da De Lucia riguarda semmai i controlli negli istituti di alta e media sicurezza, che vanno adeguati e rafforzati: se centinaia di telefoni continuano a entrare nelle celle, è la credibilità dello Stato verso le vittime a indebolirsi. È una priorità su cui non possiamo permetterci passi indietro».
Il caso del gioielliere Roggero ha riaperto il confronto sulla legittima difesa e la Lega ne vorrebbe ampliare il perimetro. La sua posizione?
«Comprendo il dramma umano di Roggero, ma la responsabilità penale è stata accertata in via definitiva e va rispettata: ha sbagliato e deve rispondere delle sue azioni. Dico no a qualunque deriva verso il Far West, cioè verso una legittima difesa svincolata da attualità del pericolo e proporzionalità, che sono garanzie, non ostacoli. Diverso è invece il tema del risarcimento del danno: credo si debba aprire una riflessione seria sulla tipologia di reato quando si parla di rapine violente o di aggressioni alle persone, distinguendo con più equilibrio la posizione di chi subisce da chi ha commesso il reato. Su questo può esserci spazio per un intervento normativo mirato, senza toccare i principi cardine della legittima difesa».
Per chiudere parliamo dello stato di salute della sua Regione, la Sicilia: che miglioramenti economici ha portato il suo governo?
«In meno di 4 anni siamo passati da un disavanzo di oltre 4 miliardi di euro, la cui riduzione era stata già avviata dal governo che mi ha preceduto, a un avanzo di amministrazione che dovrebbe arrivare ai 7 miliardi, con debito quasi dimezzato ed entrate tributarie cresciute di 5 miliardi senza alzare la pressione fiscale. Le agenzie di rating lo confermano: Moody’s, S&P e Fitch hanno tutte migliorato il giudizio sulla Sicilia. Il Pil è cresciuto più della media nazionale, con un +18,9% in 5 anni, e l’occupazione è salita sopra la performance italiana. Di recente, nel suo report sull’Isola, Bankitalia ha certificato che l’82% delle imprese industriali ha chiuso l’anno in utile e che il 45% prevede un ulteriore aumento del fatturato nel 2026».
Il prossimo obiettivo?
«L’obiettivo per il prossimo decennio, come ha indicato lo stesso vicedirettore generale di Bankitalia, è fare della Sicilia il luogo più conveniente del Mediterraneo per investire, innovare e produrre. Per questo motivo, il modello Sicilia va sostenuto senza soluzione di continuità: siamo in una fase dinamica di crescita, che non è ancora strutturale. Se interrompiamo ora il percorso di rigore e programmazione, rischiamo di perdere quanto costruito finora. Per questo il progetto va supportato con continuità, senza cedimenti né scorciatoie elettorali».
