Una lettera firmata dal Procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, piomba sul voto della Camera che ieri doveva esprimersi sulla richiesta dei pm di visionare e acquisire le chat di Andrea Delmastro, non indagato, con il ristoratore romano Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia. Conversazioni contenute nel cellulare sequestrato - ma al momento non ancora aperto - all’ex oste, finito in carcere perché considerato in passato un prestanome del clan Senese. La Giunta per le autorizzazioni nei giorni scorsi aveva già respinto l’istanza dei magistrati che chiedevano di poter leggere i messaggi che l’ex sottosegretario si scambiava col padre della sua ex socia nella Bisteccheria. Mancava solo il voto dell’Aula, ma la nuova missiva del Procuratore, partita dopo la mossa del legale di Caroccia che ha depositato proprio quelle chat chiedendo ai pm di acquisirle, ha rispedito il caso alla giunta. È scoppiato di nuovo lo scontro politico ed è intervenuto anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Ieri sera Delmastro ha precisato di aver provveduto lui stesso a inoltrare le chat alla Procura «non avendo alcunché da nascondere». E ha poi chiesto di smetterla con il «fango». Ma facciamo un passo indietro. Delmastro con altri esponenti piemontesi di Fdi era stato socio con la figlia di Caroccia, la 19enne Miriam, nella «5 forchette Srl», che gestiva la bisteccheria nella Capitale. L’ex sottosegretario non è indagato ma i due Caroccia sì, per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, aggravati dell’agevolazione mafiosa. I magistrati ipotizzano che in realtà quel ristorante gestisse i proventi illeciti del clan Senese. Delmastro si è sempre dichiarato estraneo e ha detto di non aver mai saputo dei guai giudiziari di Caroccia, tanto da aver ceduto le quote una volta appreso della sua condanna definitiva. Ma per andare avanti con l’indagine, approfondire il ruolo di Caroccia ed eventuali legami col clan, i pm considerano cruciale poter leggere i contenuti del cellulare, comprese quelle chat col politico. La sollecitazione di Lo Voi è arrivata perché il legale di Caroccia, Fabrizio Gallo, ha depositato una memoria in Procura contenente le conversazioni «proibite». Non solo quelle del suo assistito con Delmastro ma anche quelle con altre persone. Il difensore è convinto che i messaggi, che non conterrebbero nulla di penalmente rilevante, vadano a discarico dello stesso Caroccia. Li considera insomma un elemento importante per il diritto di difesa, che altrimenti verrebbe in qualche modo violato.
Quelle chat depositate non sono state aperte dal Procuratore, che però le ha inoltrate alla Giunta della Camera, sottolineando la necessità di doverle leggere anche per verificare l’esatta corrispondenza tra il contenuto del telefono sotto sequestro e quello prodotto dalla difesa di Caroccia. Lo Voi ha evidenziato anche come Delmastro pubblicamente non si sia mai opposto alla possibilità che i pm potessero visionare i suoi messaggi, anzi, aveva detto di non avere «nulla da nascondere». Nel caso di un nuovo No della Camera, quelle chat saranno cancellate, nessuno le leggerà. Ma c’è un caso nel caso. Ed è tutto politico. Perché il presidente della giunta, Devis Dori, di Avs, a un certo punto ha deciso di autorizzare i componenti dell’organismo a consultarle, già da stamattina, con obbligo di riservatezza. Protesta il centrodestra, che si appella al presidente Fontana. Per l’azzurro Pietro Pittalis così si «vuole trasformare la Giunta in un tribunale politico». Per FdI «la decisione di Dori crea un precedente». Finisce con Fontana che chiede un parere alla giunta per il regolamento che si riunirà lunedì. Nel frattempo l’accesso alle chat è congelato.
