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“Da Benito a Giorgia un lungo filo nero”. L’attacco di Montanari a Meloni dal palco del Primo Maggio

Da Taranto, il Rettore dell’università per stranieri di Siena, ha messo nel suo mirino sia la premier che il vicepremier Salvini

“Da Benito a Giorgia un lungo filo nero”. L’attacco di Montanari a Meloni dal palco del Primo Maggio
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Il Primo Maggio italiano è stato tutto, fuorché quello che avrebbe dovuto essere, ossia la celebrazione dei lavoratori, delle loro rivendicazioni. Anche quest’anno è stato un elemento marginale di contorno, tanto per dire che è stato fatto. Da Roma a Taranto è diventato più che altro un appuntamento politico, da consumare in nome della Palestina e contro il governo Meloni. Come ha fatto Tomaso Montanari, rettore dell’università per Stranieri di Siena, ospite sul palco della kermesse ionica, alla quale ha partecipato anche Francesca Albanese.

“Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo”, ha dichiarato Montanari dal palco, mostrando un collage che unisce un manifesto elettorale di Meloni a una copertina de La Domenica del Corriere con Mussolini. Il rettore ha definito la visione della destra attuale “profondamente fascista nella sua ideologia”, aggiungendo che “dobbiamo dire la verità su questo potere che si presenta bello, forte, cristiano, materno, italiano.Le immagini ci parlano, il loro codice ci parla. Come sono costruite queste immagini. Eccole. Dimmi chi sono i tuoi modelli e ti dirò chi sei , dimmi quali sono le tue fonti di ispirazione e capirò qual è la tua visione del mondo, quali sono i tuoi miti, dimmi chi stai seguendo e ti dirò come andrà a finire”. Sembra che la campagna elettorale in avvicinamento al 2027 sia già iniziata e che, anche stavolta, a sinistra vogliano basarla tutta sulla contrapposizione tra il fantasma del fascismo e l’antifascismo.

E ancora, Montanari ha messo nel suo mirino anche Matteo Salvini: “Il volto pubblico del capo della Lega è una costruzione attenta e studiata, fatta di selfie con sorrisi a 32 denti, alternati a esibizioni di rosari, bagni nella Nutella, bacioni mescolati a minacce e felpe che si trasformano in divise. Ma se lo guardiamo da vicino, questo ritratto svela la verità: i ragazzi di Pisa hanno incollato 400 fotografie che ritraggono altri corpi: quelli dei migranti in mare respinti, morenti, uccisi”.

Un intervento simile non poteva che scatenare reazioni politiche, come quella del deputato di Fratelli d'Italia, Dario Iaia, presidente provinciale del partito, per il quale "l'accostamento tra Giorgia Meloni e Benito Mussolini è propaganda scadente.

Mettere sullo stesso piano una dittatura e un governo democraticamente eletto è un trucco retorico indegno, utile solo a fare rumore e a drogare il dibattito pubblico. Se si vuole criticare la Meloni, lo si faccia sui fatti, sulle scelte politiche, sui risultati. Utilizzare la musica ed il tema del lavoro per fare populismo é semplicemente vergognoso".

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