È successo tutto ieri mattina, a Bologna, in occasione della commemorazione della strage del 2 agosto alla stazione del capoluogo emiliano. Ci sono tutte le autorità locali. Fra gli altri ecco il sindaco Matteo Lepore, il presidente della Regione, Michele De Pascale, il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni. Si presenta anche Elly Schlein, la segretaria del Partito Democratico, che frequenta la città di Bologna dagli anni dell’università, non a caso da queste parti ha iniziato a muovere i primi passi da movimentista di sinistra. A un tratto spuntano i familiari di Fakir, l’operaio marocchino morto lo scorso 19 luglio, durante un intervento della polizia. E così la numero uno del Nazareno, che si era mostrata prudente dopo la scomparsa dell’operaio e non aveva attaccato le forze dell’ordine, sfila al fianco dei familiari del marocchino.
«Elly» mette da parte la postura della moderata e indossa l’elmetto della pasionaria di sinistra, di chi vuole ingraziarsi una città che da sempre sta con i progressisti. I cronisti presenti si precipitano dalla numero uno del Nazareno. Ed Elly ne approfitta per polarizzare lo scontro con il governo e soprattutto con la premier Giorgia Meloni. Non è dato sapere se sia una strategia utile a rafforzare una leadership che al momento non appare riconosciuta da tutti gli azionisti del campo largo e anche da una parte del gruppo dirigente del Pd.
Certo è che da Bologna, nel giorno della commemorazione della Strage alla stazione, Schlein prende di mira Meloni e la destra italiana. «A 46 anni dall’infame strage neofascista che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 200, siamo e continueremo a essere al fianco dell’Associazione dei familiari delle vittime, che da 46 anni lotta per far emergere tutta la verità». Schlein fa una sorta di processo alla leader di Fdi e presidente del Consiglio: «Non consentiremo che si provi a riscrivere la storia. La storia è fissata nelle sentenze ottenute anche grazie al lavoro dell’Associazione dei familiari e della Procura generale di Bologna, a cui dobbiamo grande riconoscenza per essere arrivati fino in fondo nella ricerca di verità e giustizia, anche nel processo sui mandanti». D’altro canto, sottolinea, «è scritto in quelle sentenze che si è trattato di una strage di matrice neofascista, con un intento eversivo e portata avanti anche insieme ad apparati deviati dello Stato». Ecco perché, secondo la segretaria del Pd, «chi governa debba dare piena lettura e piena attuazione alle sentenze. Che hanno appurato la matrice neofascista». Anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di «strategia neofascista per distruggere la democrazia».
Ma la giornata di Elly è lunga. Nel tardo pomeriggio Schlein si ritrova sul tavolo le dichiarazioni di Giuseppe Conte, intervistato alla manifestazione PiazzAsiago, che rimettono in discussione la leadership e soprattutto fotografano una coalizione più che divisa. Il leader del M5S rilancia le primarie e mette nero su bianco la postura dei 5Stelle sul sostegno a Kiev: «Il nodo della politica estera lo sceglieremo con le primarie». Segue presa di posizione che farà discutere: «Non votiamo il sostegno militare all’Ucraina. Mi sembra che l’Ucraina abbia un arsenale militare super attrezzato». Ragion per cui dopo pochi minuti arriva la replica di Filippo Sensi, senatore del Pd di rito riformista: «Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un’agenda filorussa e giocando allo sfascio. Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa». In sintesi, se questa è una coalizione la vittoria oggi appare lontana.
