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Tajani: “Vannacci? Mi vesto da Giulio Cesare a Carnevale”

L’estate del ministro degli Esteri tra il sogno Quirinale e il sì di Fi alle preferenze

Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani al congresso regionale di Fi in Toscana, Grosseto 25 Luglio 2026 ANSA/FABIO DI PIETRO

Un ministro degli Esteri non conosce vacanze. Ci sono due conflitti in corso che non sembrano aver fine. Roma è un crocevia per chi anela due Stati in Palestina e per i negoziati tra Israele e Libano. E poi c’é la vicenda di Ceuta, la polemica con la Spagna sull’immigrazione. E i problemi che non appaiono. Davanti ad un aperitivo nella hall del Principe di Viareggio Antonio Tajani confida: «Ci sono 2500 italiani detenuti nel mondo che chiedono assistenza. Chi in galera perché gli hanno trovato 600 chili di cocaina e dice che glieli hanno messi sulla barca a sua insaputa. E chi sposa un egiziano, cambia fede e ci ripensa. Non si finisce mai». Ogni giorno ha la sua pena. Come l’invasione degli immigrati illegali a Ceuta. Tajani ammette che ci sono diverse «concause», ma la ragione principale è la politica di Sanchez. «Non puoi - spiega - legalizzare 500 mila immigrati su un milione di domande. Crei aspettative. E destabilizzi l’intera Europa». Sanchez è sul banco degli imputati. Addirittura più di Donald Trump che promette accordi di pace scritti sull’acqua. «A volte - ammette il capo della nostra diplomazia - è un po’ ottimista. Non è politico, usa un linguaggio particolare». L’alleato americano, indispensabile e ingombrante. Per Tajani il rapporto con Washington è strettamente connesso alle spese per la difesa. «Io mi batterò affinché i soldi del Safe siano presi. Saranno meno di 15 miliardi. Lo decideremo a fine anno». É una questione vitale per Tajani perché riguarda l’autonomia dell’Italia e dell’Ue. «Se appaltiamo - spiega - la nostra difesa e quella europea agli americani, poi dobbiamo fare quello che dicono gli americani. Se vogliamo essere più liberi dobbiamo spendere di più in difesa». Ci sono polemiche ma anche due modi diversi di vedere il mondo. Tipo la guerra in Ucraina. Uno spartiacque. Tajani ha le idee chiare. «Se vuoi la pace - sentenzia - devi appoggiare Kiev. Se non li fermi i russi non tarderanno ad invadere altri Paesi. L’Ucraina è la frontiera avanzata dell’Europa». Messa così Tajani e il filo-russo Vannacci sono incompatibili. Solo che in tempo di elezioni si parla di alleanze. «Non so - spiega a cena davanti ad un pinzimonio - se voteremo in primavera o probabilmente ad ottobre del prossimo anno. Penso che vinceremo. Il centrodestra è una coalizione storica. Gli altri sono un campo stretto visto che c’è solo la sinistra, non c’è il centro». È un training autogeno quello di Tajani, ma il generale aleggia. Lui lo snobba: «Vannacci se ne è andato dopo aver giurato che non avrebbe fatto una scissione per non favorire la sinistra. Oggi invece vota con la Schlein e Conte per far cadere il governo. Non si sa cosa pensa su economia, difesa o sanità. Difficile fare un accordo con lui». Ed ancora: «Quando si fanno scissioni si perde. Parlando di noi Alfano e Verdini sono spariti. Per gli elettori contano la fedeltà e la correttezza. Ecco perché io e il generale siamo diversi. Io non mi vesto da Giulio Cesare. Non sono ridicolo. Semmai lo faccio solo a Carnevale». Vannacci per lui è solo una maschera. Né si preoccupa che qualcuno pensi di gettare Fi dalla torre per far posto al generale: «Senza di noi il centrodestra non esiste!». Spiega pure la frase fuggita all’assemblea dei senatori sulle preferenze riportata dalla stampa: «I fascisti conoscono solo la forza». Tant’è che alla Versiliana dice sì alle preferenze. «Spiegavo un concetto - precisa - : in politica contano i numeri. Per condizionare le scelte devi avere i numeri». Né a differenza di molti dei suoi tifa per il pareggio alle elezioni: «Sono un bipolarista», taglia corto. Appunto, «i suoi». Fino a qualche mese fa Fi era un mare calmo. Ora é agitato. «Quando c’era Berlusconi girava tutto attorno a lui. Ora siamo cambiati. Siamo un partito in cui la classe dirigente viene dal basso. C’è dibattito, ci sono posizioni diverse che si confrontano nei congressi. Non siamo un esercito di pecore e di rimbambiti». È l’ora della buonanotte e non si può non parlare di Quirinale. Al Principe di Viareggio La Russa ha lanciato la Meloni, ma se si parla di candidati di mediazione Tajani è nella rosa. Lui si schermisce con la frase di rito: «Sto bene dove sto. Lunga vita a Mattarella!». Ma poi aggiunge: «Mi auguro un presidente di centrodestra. Finalmente!». Magari parla di sé: il sogno c’è e non é più proibito.

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