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No Tav, c’è un nuovo proclama. Ma lo Stato ha isolato i violenti

Le forze dell’ordine hanno chiuso le uscite e filmato gli antagonisti. Loro continuano a cercare lo scontro con la campagna. “Tira i sassi non la cinghia, non abbassare la guardia ma colpiscila”

Attivisti del Movimento NO Tav lasciano il campeggio non autoizzato di Venaus - Venaus, Torino, Italia. Domenica , 02 Agosto , 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse) Activists from the No Tav movement leave the unauthorized campsite in Venaus - Sunday , August 2, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

Le reti antagoniste sono pronte a sostenere il movimento No Tav responsabile degli ultimi disastri avvenuti in Valle di Susa, dove solo una settimana fa gli antagonisti, con probabile regia di Askatasuna, hanno devastato i cantieri dell’Alta Velocità. Ma, questa volta, ha vinto lo Stato che ha impedito che si ripetesse la guerriglia organizzata. Ma proprio ieri, in occasione del «campeggio» è proseguita la propaganda anti-Stato ed è spuntato il nuovo manifesto violento dal titolo «Tira i sassi non la cinghia, non abbassare la guardia, colpiscila». L’obiettivo da ferire sono le forze dell’ordine, l’invito è alla violenza. Che accolgono sostenendo come «la non violenza è inefficace, razzista, statalista e patriarcale, strategicamente inferiore, illusoria». E aggiungono: «Gli aspiranti rivoluzionari devono rendersi conto che il pacifismo è così scialbo e controproducente che un’alternativa diventa fondamentale. Solo allora potremmo soppesare equamente i diversi percorsi di lotta (spero anche in modo più pluralistico e decentrato)»: qui c’è il chiaro invito ad allargare la massa che si mobilita contro lo Stato e di conseguenza anche i confini. Secondo loro, infatti «se vogliamo essere realisti dobbiamo accettare che la rivoluzione è una guerra sociale, non perché ci piaccia la guerra. Ma perché riconosciamo che lo status quo sia una guerra a bassa intensità e che sfidare lo Stato si traduce in un’intensificazione di questa guerra». È una vera chiamata alle armi, che sta vedendo un’escalation che ricorda, almeno in parte, il clima degli anni di piombo. Sta di fatto, però, che la dismissione del campeggio di Venaus in Val di Susa, durato quattro giorni e iniziato con il divieto di campeggio a Susa, che li ha costretti a cambiare i programmi, è stata accompagnata da controlli di polizia lungo le strade in uscita e in ingresso. Le forze dell’ordine si sono dispiegate principalmente sulla Provinciale 210, con il reparto mobile della Polizia a chiusura delle uscite di Susa e di Mompantero: un dispositivo di contenimento per identificare i partecipanti al presidio dei No Tav dopo i gravissimi disordini causati dal «Blocco Nero» nei cantieri. Gli agenti hanno filmato volti e documenti degli occupanti delle auto, circa 40, controllando gli abitacoli e poi facendo scorrere il traffico, benché lentamente. Tra gli identificati anche due leader storici, Nicoletta Dosio e il consigliere comunale di Giaglione, Franco Olivero Fugera, che si è lamentato delle riprese televisive durante i controlli. Assente Askatasuna ma presenti gli anarchici, anche francesi. Nel comunicato diramato il movimento fa sapere che «è stata una risposta determinata alla militarizzazione sempre più capillare della Valsusa e al tentativo della Questura di Torino di isolare e confinare la lotta No Tav lontana dagli occhi di presunti turisti e amanti della montagna». Ma a ottenere un risultato positivo è stato lo Stato, nonostante i proclami della vigilia del movimento sull’intenzione di «far girare loro la testa».

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