Mario Calabresi mette (ancora) alle strette Elly Schlein. «Sono pronto per le primarie a Milano, uno strumento coraggioso che fa bene alla politica. Attendo che la coalizione chiarisca il percorso e i tempi ma mi sembra che lo scenario si stia definendo e io ci sono» ha dichiarato nell’intervista in prima pagina ieri sul Corriere della Sera. Il giornalista, ex direttore di Repubblica e La Stampa, ha lasciato a inizio settembre tutti gli incarichi e le quote nella società Chora Media e punta a correre come sindaco di Milano per il centrosinistra. Anche passando dalle primarie, visto che un’investitura non è all’ordine del giorno.
I più entusiasti al momento sono stati il leader di Azione Carlo Calenda, l’ex Pd Pina Picierno e Matteo Renzi che sul palco della Leopolda gli ha dato la benedizione che l’ha spostato definitivamente al centro: «Lo vedrei benissimo come sindaco». A domanda Calabresi risponde «ma no, non sono il candidato di Azione, sono indipendente ma mi riconosco nei valori e nel campo del centrosinistra». E quindi, bene anche i gazebo, «bisogna tornare a coinvolgere i milanesi per superare stanchezza e disillusione e serve una larga legittimazione popolare». In campo ci sono già la vicesindaco Pd Anna Scavuzzo, il dem Lorenzo Pacini definito il «Mamdani di sinistra», l’assessore (ex Lista Sala) Emmanuel Conte, gli attivisti Carlotta Cossutta e Tommaso Goisis. E sta per fare l’annuncio in pompa magna il 22 ottobre il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, fedelissimo di Schlein. Anche se il partito dovesse evitare un appoggio ufficiale sarebbe lui il nome a cui guardare per giudicare la «performance» del Pd alle primarie. «Qualcuno teme divisioni e fratture in un confronto tanto affollato» ma Calabresi si augura che «non diventino una resa dei conti, per Milano sarebbe una sconfitta. E con il vento di destra che soffia oggi in Europa non possiamo permetterci errori». Schlein finora ha gettato la palla avanti, «prima il programma poi i nomi» è la risposta a chi chiede un commento su Calabresi. Ha lasciato (in teoria) la scelta su primarie sì/no ai dirigenti locali ma non potranno sovrapporsi a quelle nazionali per la leadership. Il rischio che slittino da febbraio a marzo, con le Comunali a maggio, c’è e le renderebbe quasi impraticabile. Più colonnelli del campo largo assicurano che Schlein voglia evitarle. I sondaggi vedono già in vantaggio Calabresi. «Non gli attribuisco troppo peso» glissa il giornalista. Quello pubblicato ieri da Emg per La Stampa sostiene che sarebbe il miglior candidato per il centrosinistra, potrebbe vincere al primo turno, ha un vantaggio di 10 punti sul centrodestra e doppia Majorino nel gradimento dell’elettorato di sinistra con il 59% contro il 27. Scavuzzo si fermerebbe all’8%, Pacini al 6. Per quanto riguarda la popolarità è quasi testa a testa tra Majorino all’80% e Calabresi al 79%, Scavuzzo è al 53.
La sintesi dei beneinformati è: Schlein non vuole Calabresi e non può permettersi di perdere le primarie a Milano. Qualche colonnello Pd assicura che la ricerca della terza via, un nome unitario che tenga insieme la coalizione è tuttora in corso. Mesi fa si chiamò fuori la rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto che metteva d’accordo Pd, M5S, Avs e Iv. Dopo la discesa di Calabresi, se il nome non fosse abbastanza «pesante» c’è il rischio che gli elettori non comprendano e che il giornalista resti comunque in campo. Una bella grana. «Siamo in alto mare» è la chiosa.
