Giorgia Meloni può dormire tranquilla. Non solo le vittorie di Venezia e di Arezzo dimostrano che il centrodestra gode di piena salute. Ma evidenziano anche che i moderati italiani che votarono a sinistra, al tempo di Renzi premier, il mondo che il Pd si illude di poter riconquistare alle Politiche, ha scelto il centrodestra. Ed è ovvio, vista la deriva radicale, islamista, anarchica, pro Pal e antiatlantista incarnata dalla attuale leader dem. Sentire infatti la segretaria invocare la calcolatrice, quando invece i voti non si contano ma si pesano, fa sorridere. Quello che è successo nella Toscana rossa è un messaggio fortissimo proprio al quartier generale democratico. Ad Arezzo, dove nemmeno i Medici riuscirono con le armi a conquistare la città del Saracino, al ballottaggio stravince per la terza volta consecutiva la destra. E lo fa in un contesto in cui il candidato della lista civica legata ad Azione di Carlo Calenda, Marco Donati - l'ex pupillo di Matteo Renzi ai tempi dei fasti da 40% del Pd contestatore della Cgil, nemico dell'articolo 18, atlantista e filo israeliano, cioè i tempi in cui anche in Italia si sognava una socialdemocrazia anticomunista - non si è schierato apertamente al secondo turno, lasciando libertà di voto. E la scelta è stata la destra.
Il distacco di oltre 10 punti che il neo sindaco Marcello Comanducci ha rifilato allo storico ras dem della val di Chiana Vincenzo Ceccarelli dovrebbe preoccupare Elly Schlein e il suo pallottoliere. Perché se già Venezia segnava la fine della remuntada, perdere in casa non è proprio il massimo prima delle Politiche. Ci vorrebbe una Flotilla sull'Arno. O forse già c'è e comincia a non piacere.