La Cancelliera über alles è la più odiata d'Europa

Per il Nobel Krugman "con le sue politiche l'Europa diventa povera". Pure lo "Spiegel" boccia la sua austerità. E su internet è un bersaglio

La Cancelliera über alles è la più odiata d'Europa

Christoph Schwennicke lo ha certificato giorni fa dalle colonne dello Spiegel: Angela Merkel detiene attualmente il titolo di più odiata d'Europa. La donna con la frusta del rigore, colei che impartisce ordini a destra e a manca dell'Europa, che costringe Grecia e Cipro ad adottare misure estreme e non del tutto utili, sconta una non benevolenza dei cittadini. Che per larga parte si esprimono e si sfogano sui social network. Su Facebook circolano numerose parodie di frau Angela che nulla hanno a che vedere con le foto paparazzate della Pasqua italiana trascorsa a Ischia (con epilogo polemico di privacy non rispettata). Ma la disegnano comunque in maniera non certo affettuosa: come un generale polacco, intenta a dare disposizioni. O come la reincarnazione di Adolf Hitler con tanto di baffetti diabolici e svastica bene in evidenza al braccio. Oppure nelle vesti di una nuova Wonder Woman che fagocita l'Eurozona con la scusa di difenderla.

Mitica la foto che circola in rete di due avvoltoi, partiti dal braccio della Cancelliera, che si azzuffano tra loro per chi deve beccare fino a ridurre in brandelli una bandiera greca. Un'altra parodia in chiave fumettistica la ritrae nei panni di una sirena, intenta a nuotare in un mare di euro e ad ammaliare l'Ulisse di turno, il vascello del governo greco: che, puntualmente, ha «abboccato» alla musica del memorandum. Esilarante una vignetta intitolata «Magna Grecia», con la cancelliera che indossa un abbigliamento che ricorda l'antica Grecia, con un'ampia tunica e corona di alloro, e che ringrazia il cielo per l'abbuffata (di Grecia) appena fatta.

Insomma, la Merkel è diventata una star della satira internazionale. Una sorta di caricatura vintage di un fenomeno attuale e con precisi riverberi politici non solo nel vecchio continente. Anche se la sua Cdu non pare filare con il vento in poppa verso le elezioni di settembre (il partito anti euro Alternativa per la Germania la pressa non poco nei comizi) e nonostante Forbes l'abbia definita la donna più potente al mondo, la Cancelliera deve affrontare la realtà di un gradimento che scende sempre di più e che abbraccia l'intera Eurozona. Fino a diventare parodia: ficcante, determinata e proprio per questo attendibile.

A raddoppiare la dose di fiele (indigesto) per la dama di Berlino, ci si è messo anche il premier ungherese, Urban secondo cui «Angela Merkel è come Hitler, tratta la nostra Patria come Hitler quando ci invase nel 1944». E proprio mentre l'Ungheria si trova sotto esame da parte della Commissione europea di Bruxelles sia per il suo alto debito e deficit (rischia procedure d'infrazione) sia per le ultime modifiche costituzionali. Certo, il secondo il «diplomatico» Schwennicke, è inutile prendere posizione nella disputa sul fatto che la sua austerità sia o meno la politica giusta. Perché, osserva sullo Spiegel, coloro che con fervore definiscono le mosse merkeliane come politiche di impoverimento europeo hanno ragione, come fa il premio Nobel Paul Krugman dalle colonne del New York Times. Ma forse i consulenti raccomandano esattamente questo a frau Angela.
Per fortuna a consolarci ci pensa la lectio magistralis di Ian Kershaw, lo studioso britannico vincitore del premio FriulAdria «Il romanzo della storia - secondo cui è indubbio che la politica promossa con determinazione dalla Germania - sta provocando grave scompiglio, e l'impopolarità delle politiche di austerità sta dando vita a un preoccupante deficit democratico in gran parte d'Europa».

Ma esclude un ritorno a dittature nazionali. Non ci sarà, insomma, un Quarto Reich, rileva ma sicuramente c'è un'ombra di insofferenza nell'immaginario collettivo. E non è solo antipolitica tout court.
twitter@FDepalo


di Francesco De Palo

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