Il Cav salva le grandi imprese: "Tangenti? No, commissioni"

Berlusconi su Finmeccanica: "Quando si tratta con altri Paesi bisogna adeguarsi". E scoppia la polemica. Poi l'attacco al Pd: "Ha chiesto aiuto a pm e giornali amici"

Silvio Berlusconi durante il programma televisivo Agorà su Rai3
Silvio Berlusconi durante il programma televisivo Agorà su Rai3

Roma - Berlusconi parla del caso Finmeccanica ed è putiferio. Ospite ad Agorà, attacca i magistrati e li taccia di autolesionismo perché l'inchiesta che coinvolge una delle nostre eccellenze sta facendo danni incalcolabili. Berlusconi spiega il suo pensiero: «Nel mondo, i nostri gioielli, Eni, Enel e Finmeccanica, quando trattano con gli altri Paesi devono adeguarsi - dice - nelle democrazie si fanno gare d'appalto. In Paesi che non sono complete e perfette democrazie, ci sono altre condizioni che bisogna accettare se si vuole vedere il proprio prodotto». L'attenzione in studio aumenta. Il Cavaliere (che ieri sera ha visto il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi) prosegue: «Noi mettiamo in conto quello che dobbiamo spendere, magari la costruzione di uno ospedale o di una scuola nel Paese con cui stiamo trattando. Questa magistratura ha dimostrato un autolesionismo assoluto perché stiamo escludendo la possibilità di competere: nessuno tratterà più né con Enel, né con Eni, né con Finmeccanica». Gli interlocutori obiettano: «Ma se si commettono reati...». Berlusconi insiste: «Ma non sono reati: si tratta di pagare una commissione a quel Paese, in quel Paese, perché quella è la realtà e la regola del Paese. Vogliamo non pagare quella commissione? Allora stiamo a casa e non vendiamo più niente. La tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile voler negare l'esistenza. A casa nostra, noi siamo una democrazia e queste cose non le facciamo. Ma se lei va a trattare con Paesi del Terzo mondo o con qualche regime... E l'India è un Paese emergente, fuori dalla sfera Occidentale. E comunque non sta a noi giudicare».
Scoppia la polemica anche se persino un lettore di Repubblica commenta: «Premetto che sono antiberlusconiano da sempre... Ma non sta dicendo cose irragionevoli...». Il ragionamento di Berlusconi lo esprime anche Alfano: «Il comportamento della magistratura che rende appetibili all'estero i nostri più prelibati colossi industriali è un atteggiamento che mette nelle mani della magistratura la politica industriale di questo Paese».
In ogni caso la sinistra attacca: Berlusconi difende il sistema delle tangenti. E l'Anm in coro: «Parole assolutamente inaccettabili». Il centrodestra respinge le accuse: la sinistra guardi in casa propria, loro sì che di mazzette se ne intendono. Sempre di Finmeccanica, Berlusconi torna a parlare con La Stampa e sulle commissioni dice: «Queste cose sono cose a latere, certi Paesi ti chiedono di fare una scuola o un ospedale: sono costi che le aziende mettono in bilancio. Non vedo reati da parte delle nostre aziende».
La ratio della manovra della magistratura: «Tutte queste cose che emergono sull'Eni, Finmeccanica, ma anche le cose contro Fitto sono cose per sviare l'attenzione dal macroscopico scandalo di Mps, preceduto dallo scandalo della Banca del Salento in cui è coinvolto anche un partito che è in gara alle elezioni». Il Pd, chiaramente: «Monte dei Paschi è uno scandalo da 3 miliardi, altro che 12 elicotteri, in cui il Pd è assolutamente coinvolto». Più tardi, a Studio Aperto, l'affondo: «È strano che ci siano tutte queste inchieste a dieci giorni dalle elezioni? Non è strano, la sinistra ha sempre fatto così, quando si trova in una situazione di difficoltà, come adesso, ha chiesto a magistrati amici e giornali amici di stendere una cortina di fumo per nascondere la vicenda Mps». E ancora: «La magistratura di Siena si sta comportando bene, non ci sono intercettazioni, nessuna notizia viene fuori... negli altri casi, migliaia di intercettazioni».
Poi è la volta di Monti che «capisce pochissimo di economia e ci ha portato a tre milioni di disoccupati e a una recessione incredibile: è un professorino che l'economia l'ha guardata dal buco della serratura. Da bocciare totalmente».
Quindi Berlusconi avvisa che non lascia ma, se è il caso, raddoppia: «Spero che questa sia la mia ultima campagna elettorale ma, se ci fosse bisogno e l'Italia chiamasse...». Come a dire: se l'esito del voto fosse di pareggio o di leggera sconfitta e il governo di centrosinistra durasse poco, il Cavaliere sarebbe pronto a riprendere le redini del Paese.

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