Un carabiniere per salvare Pompei

Il generale Giovanni Nistri nominato direttore del progetto di tutela. Gestirà i fondi Ue e vigilerà sugli appalti

Un carabiniere per salvare Pompei

Un generale dei carabinieri per salvare Pompei. Cosa potrebbe rendere meglio l'idea di «emergenza»?
La presidenza del Consiglio e il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo ieri hanno nominato il direttore generale del Progetto Pompei. Tra gli altri compiti, dovrà gestire i 105 milioni di euro messi a disposizione dall'Unione europea per il restauro dell'area archeologica. Dopo due mesi di contrattazione, culminati nella minaccia di dimissioni del ministro Bray, ieri è arrivato il nome tanto atteso. Il direttore è Giovanni Nistri, 62 anni, generale dei Carabinieri a capo, tra il 2007 e il 2010, del reparto operativo Tutela Patrimonio Culturale, uno dei fiori all'occhiello dell'Arma. Tra le numerose indagini condotte da Nistri, c'è la maxi-operazione «Andromeda», che nel 2010 ha riportato in Italia, dalla Svizzera, oggetti trafugati per un valore di 15 milioni di euro. Un tesoro d'arte antica, essendo i reperti datati tra l'VIII secolo a.C. e il VI d.C. Attualmente, il generale è alla guida della scuola ufficiali dei Carabinieri.
Il suo vice, già contestato, è Fabrizio Magani, 52 anni, storico dell'arte, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo e responsabile del progetto L'Aquila. Il suo operato ha diviso gli osservatori: a giudizio di molti ha impresso una svolta decisiva ai restauri post terremoto ma non tutti sono d'accordo. Il sindacato Uilbact, ieri, non l'ha certo accolto a braccia aperte, definendolo, in sostanza, poco competente e reclamando per questo motivo un vero archeologo.
La ratifica è toccata a Palazzo Chigi su proposta del Mibact. Bray, per il Progetto Pompei, voleva un tecnico. Altri avrebbero preferito un candidato fornito di curriculum manageriale. È stata guerra fredda (a quanto si dice) tra il ministro e il sottosegretario Filippo Patroni Griffi. Alla fine ha «vinto» Bray. La nomina di Nistri è giunta inattesa ma è stata accolta con favore (quasi) unanime, anche perché il generale sembra la persona giusta per tenere alla larga i tentativi di infiltrazione criminale nei ricchi appalti previsti. Non a caso il comunicato del Mibact ieri dedicava un esplicito passaggio a «sicurezza e legalità del Progetto Pompei».
Non deve stupire la battaglia politica per questo incarico. Non si tratta di improvviso amore per l'archeologia. Banalmente, è una questione di potere. Infatti il generale avrà un'enorme libertà d'azione (in teoria, perché poi c'è sempre la burocrazia di mezzo). Si occuperà principalmente di piani di restauro e, come si diceva, dei relativi appalti. Ma ha anche mandato di rilanciare il turismo con possibilità d'intervenire sull'urbanistica del territorio «in accordo con le istituzioni locali» (come recita il decreto Valore Cultura alla voce Unità Grande Pompei). Quest'ultima prerogativa, dai confini poco chiari, sarà la prima a causare problemi...
Nistri e Magani sono attesi da una sfida difficile. Dovranno innanzi tutto spazzare via i dubbi sulla utilità della loro presenza, visto che i critici parlano di falsa semplificazione delle competenze e vera moltiplicazione delle «cadreghe». C'è qualche numero, in realtà incerto, che suscita perplessità. La durata dell'incarico e l'entità del compenso sono ancora da decidere (il direttore non potrà comunque guadagnare più di 100mila euro lordi annui). Resta poi da stabilire la composizione dello staff (massimo 20 persone) e di una commissione di 5 esperti del settore. Ulteriore, inutile carrozzone che si sovrappone all'esistente o infrastrutture necessarie? C'è solo un modo di evitare le polemiche: sbloccare subito i fondi e risolvere i problemi eterni che affliggono l'area. A detta del ministro, che si gioca la faccia, Nistri e Magani hanno le risorse per procedere spediti. Non hanno dunque alibi. Questa è l'ultima chance. Se falliscono anche loro, Pompei rischia di crollare. Definitivamente e non metaforicamente.

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