Caso Ruby, alle toghe di Milano non bastano 90 giorni per motivare la condanna

Novanta giorni non sono bastati alle giudici del processo Ruby per scrivere le motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi

Novanta giorni non sono bastati alle giudici del processo Ruby per scrivere le motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi. Questa mattina il giudice Giulia Turri, presidente del collegio che il 24 giugno scorso dichiarò Berlusconi colpevole di concussione e utilizzo della prostituzione minorile per i suoi rapporti con Kharima el Mahroug e lo condannò a sette anni di carcere, ha chiesto ai capi del tribunale di Milano la autorizzazione a "sforare " i novanta giorni di tempo che sono il limite massimo concesso dal codice per il deposito delle motivazioni. È una autorizzazione che la Turri deve chiedere per evitare il rischio di procedimenti disciplinari, e che in genere viene concessa solo per i processi di particolare complessità. Ma è scontato che il processo Ruby verrà considerato uno di questi casi, e lo slittamento verrà autorizzato.

La sentenza avrebbe dovuto venire depositata nel prossimo weekend, e avrebbe costituito - oltre che l'occasione per capire quali percorsi logici abbiano seguito le tre giudici per ritenere dimostrata la colpevolezza del Cavaliere - anche lo spunto formale per l'apertura della cosiddetta inchiesta Ruby 3, quella destinata a portare su banco degli imputati tutti i testimoni accusati di avere mentito in aula per salvare Berlusconi. Invece per la nuova offensiva si dovrà attendere ancora qualche settimana. E a quel punto le motivazioni del processo Ruby potrebbero arrivare quasi in contemporanea con quelle del processo Ruby 2, quello a carico di Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora, dove insieme alle Olgettine, a Ruby e agli altri testimoni che hanno difeso Berlusconi verrà candidato al l'incriminazione lo stesso Cavaliere, insieme ai suoi difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo.