Il Cav: "Nessun alibi al Pd Ma basta scherzi sul fisco"

Berlusconi: "Non sarò io a staccare la spina, sono i democratici che stanno per implodere". Però avverte: "Su Iva e Imu non faremo concessioni al governo"

Il Cav: "Nessun alibi al Pd Ma basta scherzi sul fisco"
Un frame del videomessaggio del Cavaliere Silvio Berlusconi

Concede poco Silvio Berlusconi, forse nulla. E soprattutto si guarda bene dall'assicurare esplicitamente il suo sostegno al governo, dal promettere ad Enrico Letta un «gesto di responsabilità» in nome della stabilità e nonostante la sentenza della Cassazione e la sua ormai imminente decadenza da senatore che certamente il Pd voterà insieme a Sel, M5S e Scelta civica. Un passaggio, quello di rivendicare il proprio «senso di responsabilità», che in diversi gli avevano consigliato di usare nel suo messaggio tv ma che alla fine il Cavaliere preferisce lasciare solo sugli appunti. Il segno che il clima resta teso e gli equilibri della maggioranza complicati, per quanto nei suoi 16 minuti d'intervento l'ex premier cerchi di tenere insieme falchi e colombe.
Che Berlusconi potesse davvero decidere di staccare la spina al governo con un messaggio tv, infatti, è uno scenario che neanche nei resoconti più azzardati. E soprattutto, come insegna il precedente del governo Monti, l'ingrato compito di dare l'affondo decisivo lo lascerebbe probabilmente a qualcun'altro. Insomma, difficilmente l'intervento di ieri sarebbe potuto essere tanto più duro visto che l'ex premier – così come il Pd – non ha alcuna intenzione di passare per colui che ha causato la crisi. Anzi, sul punto Berlusconi è piuttosto chiaro con i parlamentari che hanno occasione di sentirlo al telefono nelle ultime 48 ore. Questo governo è «inerme» ed è «una delusione per come si sta muovendo sul fronte fiscale» ma – è il senso dei ragionamenti del Cavaliere – «non sarò certo io a staccare la spina e fornire alibi al Pd» visto che il problema vero è del Partito Democratico che «non riesce più a tenere il suo elettorato che non accetta questa strana maggioranza».
L'ex premier, insomma, è sì convinto che l'esecutivo non avrà lunga vita ma anche che non cadrà per mano del Pdl. «È il Pd che non tiene più i suoi», ripete il Cavaliere. E in effetti la reazione di Guglielmo Epifani dà l'idea di quanto la fase sia delicata: «Berlusconi è un irresponsabile e da oggi in poi – dice il segretario Pd – si assumerà la responsabilità di quello che potrà accadere al governo». Un modo per iniziare a mettere le mani avanti, visto che il Pd è alle prese al suo interno con uno scontro tra fazioni durissimo e che rischia di avere ripercussioni serie sull'esecutivo, soprattutto dopo l'affondo di ieri del Cavaliere.
È a tutti gli effetti iniziato, insomma, il gioco del cerino. Con Berlusconi che decide accuratamente di evitare di citare la questione della sua decadenza (ieri la giunta, a ottobre quello dell'aula del Senato), forse proprio per non fornire pretesti agli avversari. Non assicura, però, il sostegno al governo, cosa che avrebbe potuto fare rivendicando il suo senso di responsabilità nonostante quella che considera una «aggressione pianificata» della magistratura. Anzi, all'esecutivo riserva un solo passaggio per dire che i ministri del Pdl «hanno già messo a punto le nostre proposte per fermare il bombardamento fiscale che sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese». E qui sta il punto. Questa è la partita che Berlusconi ha intenzione di giocare nelle prossime settimane. «La tenuta della maggioranza – spiega a chi ha occasione di sentirlo – per quanto mi riguarda dipende solo da cosa si farà sul fronte fiscale, a partire dall'aumento dell'Iva previsto per ottobre e dalla completa cancellazione dell'Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli».
È su questo fronte che il Cavaliere intende accelerare. E – ripete – vediamo come si comporterà il Pd. Con un messaggio chiaro, fa capire l'ex premier nei suoi ragionamenti, indirizzato anche a chi pensa di pescare nel suo elettorato, da Mario Monti a Pier Ferdinando Casini. «Io resto in campo e farò politica anche da fuori il Parlamento».

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