Che errore pensare che Renzi sia un liberale

Lettere a Sandro Bondi. Dal premier le solite ricette di sinistra: tasse, finte riforme e zero tagli. Ma al Paese serve una cura da cavallo

Cosa c'è di liberale nel progetto di Matteo Renzi e in quanto sta facendo il governo? Molto poco, al di là di certe impressioni di superficie. Ieri l'ex coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, in una lettera alla Stampa ha definito liberale il premier, facendo probabilmente un'equazione che non torna: Renzi è post comunista quindi è liberale. Ecco, non è proprio così. Perché ora non si tratta soltanto di prendere atto che il Pd è il risultato della fusione tra la sinistra democristiana e quello che restava del Pci dopo anni passati ad ammettere fallimenti epocali. Se da un lato questo è lo sfondo culturale da cui proviene la classe dirigente al potere, d'altro lato è chiaro come nelle azioni di ogni giorno l'esecutivo segua logiche che poco hanno a che fare con una visione orientata al mercato. Innanzi tutto, manca ogni consapevolezza del disastro. L'Italia soffre di una malattia gravissima, che non può essere curata con farmaci da banco. Si è proprio fuori strada se si pensa che aggredire la pressione fiscale significhi detassare di 80 euro una fascia limitatissima di persone a basso reddito. Un Paese che muore di tassazione ha bisogno di ben differenti interventi: di un abbassamento massiccio della spesa pubblica e del prelievo tributario, insieme a privatizzazioni e liberalizzazioni.

In altre parole, c'è bisogno di scommettere su quel mondo produttivo (spesso composto da piccole imprese) che in una realtà come il Veneto sta prendendo sul serio l'idea della rivolta fiscale. Il gradualismo di Renzi poteva (forse) andar bene vent'anni fa, ma con l'attuale debito pubblico e pensionistico, con la terribile moria delle imprese e con la fuga all'estero dei giovani ormai ci vuole ben altro per invertire la rotta e salvare una situazione tanto compromessa. Lo stesso decreto sul lavoro ha visto svanire molte speranze. Al di là delle tensioni tra la sinistra Pd e il gruppo di Alfano (un teatrino abbastanza prevedibile, data l'imminenza delle elezioni europee), il topolino partorito dalla montagna rivela quanto sia fragile, per la maggioranza, la possibilità di operare a favore di una più ampia libertà di contrattare.

Difficile dare torto a Oscar Giannino quando, su Leoni blog, rileva come l'attuale presidente del Consiglio vada a rimorchio della sinistra sindacale, e cioè della Cgil. Potrebbe essere diversamente? Difficile dirlo. Oggi Renzi ha molto potere, dato che il Paese è disperato. Se lo volesse, il premier potrebbe incidere con decisione. Ma non è chiaro se egli abbia capito cosa si debba fare e se voglia sul serio provare a realizzarlo, anche a costo di rompere definitivamente con una parte rilevante del partito. D'altra parte, cosa c'è di liberale nella tassazione del capitale finanziario e quindi del risparmio? O nella nostalgia della Cassa del Mezzogiorno, il cui ritorno è stato evocato dal ministro Delrio? O nel progressivo accentramento dei poteri, che svuotando le regioni finirà per rendere ancor meno visibili le spese e allontanerà ancor più ogni concorrenza tra istituzioni? Oppure nell'illusione che l'Italia potrà ripartire se, sposando logiche keynesiane, darà una spinta ai consumi e in tal modo favorirà la crescita delle imprese? È usando questo argomento che il governo ha adottato la strada (essenzialmente populistica) degli 80 euro per i redditi inferiori, ma lo stesso ragionamento è alla base della volontà di Renzi, in Europa, di far saltare il limite del deficit annuo e spendere con sempre più disinvoltura. L'Unione europea è oggi più fonte di problemi che di soluzioni. Lo stesso progetto dell'euro è contestabile, dal momento che perpetua una gestione politica della moneta e riduce la competizione tra valute. Ma l'Italia dovrebbe evitare d'indebitarsi, e anzi tagliare con decisione le spese, anche se l'Europa non esistesse.

Esiste insomma una maniera liberale di essere «rottamatori» a Roma come a Bruxelles, ma in quanto fa Renzi c'è ben poco di tale impostazione.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 24/04/2014 - 08:41

E chi lo pensa? Dove è stato eletto e da chi? Liberale? Una parola che non ha mai avuto significato concreto, anche quando i "liberali" erano potenti. Renzi un liberale? Ma non mi fate ridere.

Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 24/04/2014 - 08:42

Per prima cosa “liberale” è chi non approfitta del potere per fare i fatti propri. Ergo i “liberali” non sono mai realmente esistiti nel bel paese.

Gioa

Gio, 24/04/2014 - 15:46

renzi è il soli chiacchiera comunista che si libera di chi meglio di lui....

Gioa

Gio, 24/04/2014 - 15:49

renzi un consiglio...libera di te stesso e datti all'ippica....il CAVALLO E' MEGLIO DI TE...LU E' UN LIBERALE VERO!!! VIVA FORZA ITALIA PER LIBERARCI DEl signor renzi che è libero solo per lui stesso e le sue poltrone. renzi ma non abolivi il senato?....meglio prima abolire te.

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Gio, 24/04/2014 - 15:51

"FI non sia ruota di scorta". Proprio adesso che l'idillio sembrava così ben avviato...

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 24/04/2014 - 16:50

E' matematico che Berlusconi è l'unico imprenditore che, per risanare l'Italia, è al di sopra di ogni sospetto. Infatti non può delocalizzare la sua produzione per via della lingua italiana.

Atlantico

Gio, 24/04/2014 - 17:09

Ci sono parole che hanno ormai perduto qualunque significato dopo l'uso e l'abuso che ne è stato fatto. Per esempio, quando il PCI era il secondo partito italiano la parola 'democratico' perse il suo significato originario per acquisire quello di sinonimo di 'sinistra'. Adesso, dopo 20 anni di berlusconismo la parola che ha perso il suo significato è 'liberale'. Grazie,. Silvio !