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Che orrore questo screen, Rackete sperona io pago e Gabanelli: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: il dataroom sulle Olimpiadi, la sentenza sulla Ong Sea Watch e la morte di Quentin

Che orrore questo screen, Rackete sperona io pago e Gabanelli: quindi, oggi…

  • Guardate bene questo fermo immagine che mettiamo come foto di copertina. Sapete di cosa si tratta? Si tratta di un video, registrato a Parigi, in cui si vedono due attivisti di sinistra strappare i manifesti affissi in memoria di Quentin, il giovane identitario francese ammazzato di botte da un gruppo di sinistra la scorsa settimana, pestaggio ripreso da un video scioccante. I manifesti non avevano nulla di tragico. In uno sta scritto: “L’estrema sinistra uccide”, difficilmente smentibile dopo quanto visto. Nell’altro: “Giustizia per Quentin”. Nel video uno dei due ragazzi dice: “Sfruttare la morte di uno studente per fini politici è disgustoso”. L’altro, invece, si vanta: “Sono a favore della morte di Quentin”.

  • Ora, aspettiamo le valutazioni della procura francese, che ieri ha fermato quattro persone, incluso un assistente parlamentare di un deputato del partito di Mélenchon.

  • Ci sono tre cose, però, che fanno orrore in questa storia. La prima riguarda proprio questo video, dimostrazione che — per una fetta consistente di militanti della sinistra, non solo in Francia — ammazzare un presunto “fascista” non è da considerarsi reato, ma motivo di vanto.

  • La seconda riguarda il ritratto che viene fatto di Quentin, che in Italia viene ripetutamente descritto come “nazionalista” (ovviamente in senso dispregiativo), “di estrema destra” (sempre in modo negativo) oppure, addirittura, Il Fatto in un primo momento scriveva di una “rissa” (e non di un pestaggio) tra antifà e xenofobi, in cui “un nero”, cioè un fascistone, aveva avuto la peggio. Ora guardate in foto la faccia di Quentin: aveva le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, ma stando alla famiglia ha sempre portato avanti le sue idee pacificamente. Ditemi: vi sembra un brutto e cattivo?

  • Terzo appunto: riguarda i media italiani, che si sono “accorti” del brutale pestaggio solo quando Quentin è morto e hanno dato peso alla storia solo una volta che si è saputo del possibile coinvolgimento di esponenti politici della sinistra parlamentare. Per il resto, silenzio assoluto. Nessun commento. Nessun editoriale sulla violenza dell’“onda rossa” che ammazza pacifici militanti. Provate a immaginare cosa sarebbe successo se a morire fosse stato qualcuno dei collettivi…

  • A Gabanelli manco le Olimpiadi vanno bene. Il Dataroom sul “grande affare” che s’è mangiato gli ideali è la solita storiella degli statalisti convinti che, anziché basarsi su sponsorizzazioni, diritti tv e spot, il mondo dello sport dovrebbe basarsi solo su sussidi statali. Che poi significano tasse. Le nostre. La verità è che se le Olimpiadi fossero ancora quelle gare tra non professionisti, come negli anni ’30, non se le filerebbe nessuno. Perché il mondo cambia. Il mondo va avanti. Milena, toc toc: quello che immagini tu esisteva, ma si chiamava Giochi senza frontiere.

  • Sapete cosa fa immensamente infuriare della decisione del tribunale di risarcire l’Ong Sea Watch con 76mila euro per il fermo amministrativo “illegittimo”? Che alla fine io pago. Il migrante colleziona 23 precedenti, viene banalmente portato in un Cpr in Albania, se ne lamenta, e io pago. Poi una capitana forza un blocco navale, colpisce una motovedetta e alla fine pago sempre io. Potranno girarmi i cosiddetti, o no?

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