Roberto Salis ci aspetta sulla riva del fiume, pronto a vedere passare i «cadaveri» dei giornalisti di Angelucci perché ci siamo permessi di fare il nostro lavoro e raccontare le gesta di sua figlia. Paladina dell’anarchia finché non si tratta di conti in banca. Eppure babbo di cotanta Lady Occupazione dovrebbe saperlo bene. È lo stesso Salis che nel 2013 si candidò con Oscar Giannino, per «Fermare il declino»: meno Stato, più mercato, rispetto della proprietà. Oggi difende una figlia paladina delle occupazioni, contro la Nato, vicina ai regimi islamisti. Papà liberista, figlia antagonista e business garantito: poltrone, privilegi, il sogno di defenestrare Bonelli e Fratoianni che non vollero lui in lista bensì lei, liberata da un processo sacrosanto per finire all’Europarlamento. Insomma in famiglia il declino ha cambiato partito a ogni chiaro di luna. Ilaria sfila sotto le insegne dei criminali di Tito, noi lo scriviamo e lei attacca Il Giornale solo perché ricordiamo gli italiani infoibati. Magari fosse vissuta nella Jugoslavia comunista: che avrebbero detto sul suo assistente stipendiato con fondi europei? Tra pseudo moglie e pseudo marito non mettere lo pseudo dito. Pardon, là non c’erano i giornali, qui sì. E Il Giornale ha documentato tutto. Il paradosso è solenne: chi denuncia i privilegi della casta si protegge con l’immunità parlamentare e chi invoca la libertà sogna il funerale della stampa. Caro Roberto, aspetti pure sul fiume. Noi non passeremo. Continueremo a scrivere.

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