C'è lo zampino di Luigi Zanda (nella foto), uomo di Dario Franceschini, dietro l'operazione Gabrielli. È una mossa per far saltare i nervi alla segretaria del Pd Elly Schlein e riaprire i giochi per la premiership nel campo largo alle elezioni politiche del 2027.
Da settimane, l'ex numero uno della Polizia, dopo l'esperienza tutt'altro che positiva come consulente per la sicurezza del Comune di Milano (città con il più alto numero di reati), distribuisce interviste e pensieri politici (contro il governo Meloni) in tv e sui quotidiani. E vari retroscenisti politici l'hanno eletto a «piano B» per Palazzo Chigi nel 2027. Ma il punto è che non si conosce ancora il piano A.
Due righe di cenni sulla storia di Gabrielli. È un tecnico che arriva dalla sinistra Dc (la stessa del capo dello Stato Sergio Mattarella). Molto apprezzato da un altro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Praticamente ha ricoperto tutti i più importanti incarichi pubblici: capo dei servizi segreti (con Mario Draghi), numero uno della Protezione civile, Prefetto di Roma e numero uno della Polizia.
L'operazione Gabrielli nasce (e muore) nel bacino degli ex Margherita del Pd: Zanda, Franceschini, Guerini. «Elly Schlein ha un problema serio con il tema della sicurezza» - dice al Giornale un franceschiniano di lunga data. «Nel 2027 non abbiamo chance se lasciamo questo tema ad appannaggio di Meloni e Vannacci. Non possiamo rincorrere le pulsioni anti-divisa della sinistra radicale di Fratoianni e Grimaldi» continua la nostra fonte. Ecco che dunque, l'operazione serve (non per spodestare Schlein) principalmente a spostare il baricentro del Pd su un dossier (la sicurezza) fino ad oggi assente nell'agenda politica dei democratici.
Il profilo c'è. I risultati un po' meno. Gabrielli arriva da Milano dove la sicurezza durante l'era Sala è stata un disastro. Però l'operazione funziona a far innervosire Schlein. «Gabrielli? Tanta fuffa», dice stizzito al Giornale un fedelissimo della segretaria. «Non c'è un congresso a breve e soprattutto il candidato del Pd per Palazzo Chigi si chiama Elly Schlein - rincara il parlamentare vicino alla segretaria che poi ci consegna un'indiscrezione finale: «Gabrielli è sicuramente un ottimo ministro tecnico in un governo Schlein».
Tra gli scettici sull'operazione Gabrielli figurano anche i moderati-gentiloniani del Pd. Un deputato dem al Giornale inquadra bene le mosse dell'ex numero della Polizia: «È uno dei profili (con Manfredi e Salis) per guidare una creatura centrista alleata del Pd. Non credo Gabrielli voglia sfidare Schlein per la premiership o per la segreteria nazionale del Pd». Tra smentite e soffiate il nome di Gabrielli porta anche fuori dal Pd: alla coppia Sala-Renzi. Forse potrebbe esserci lo zampino del sindaco di Milano. Meno quello di Renzi. E qui è illuminante il pensiero di un deputato dem (molto amico di Renzi): Non credo Matteo voglia Gabrielli a Palazzo Chigi.
Ricordate quando Elisabetta Belloni doveva andare al Quirinale? Disse che solo in Cina si va dai servizi segreti al Colle. Ecco, credo che lo stesso discorso valga per Gabrielli (dall'Intelligence a Palazzo Chigi)». Discorso chiuso (per quanto riguarda Renzi). Un altro indizio della super-regia di Franceschini.