Le comunicazioni alle Camere di Giorgia Meloni nella giornata di ieri hanno avuto un contraccolpo potente nelle opposizioni, smascherate e messe al muro dalla logica del premier che ha messo in fila le contraddizioni della sinistra nella sua continua propaganda elettorale. Elly Schlein, a seguito delle dichiarazioni del premier, ha invitato Meloni a posare “la clava” perché “chi ci guarda non merita di guardare la lotta nel fango. Il suo appello all'unità è durato due ore, poi è tornata in lei”. Parole, queste, alle quali il premier ha replicato con una lunga nota.
“Mi corre l'obbligo, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, relativamente all'appello all'unità che ho rivolto ieri, in Aula, alle opposizioni. Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l'opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”, ha sottolineato il presidente del Consiglio in una nota, ricordando di essere stata chiamata perfino “serva”, “ridicola”, “imbarazzante” e “pericolo per l’umanità”, oltre che “persona che striscia per non inciampare”. Questi toni, ha aggiunto Meloni, “sono stati i toni utilizzati da esponenti dell'opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo. Altri, invece, sempre nell'opposizione, hanno cominciato ad accampare condizioni surreali per sedersi al tavolo, chiarendo come non vi fosse alcuna disponibilità ad avviare questo confronto”. Quindi, ha concluso il premier, “se non vi è disponibilità” da parte delle opposizioni “a un coordinamento sulla crisi lo rispetto” ma “non se ne dia la responsabilità a me. A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido”.
Sentendosi punta sul vivo, Schlein ha voluto controreplicare al presidente del Consiglio intervenendo ai microfono di Sky Tg24 lamentandosi del fatto di non essere stata “mai contattata” da Meloni. E ha aggiunto che il capogruppo alla Camera Francesco Boccia “ha subito detto che se ci chiamassero saremmo disponibili” e che “l'appello, un po' tardivo, è durato poche ore perché poi alla Camera la premier ha subito ripreso la clava contro le opposizioni”. La segretaria del Pd prosegue nell’utilizzare la metafora della clava, chiedendo a Meloni di “posarla” perché “agli italiani non interessa questo e non meritano questo spettacolo ma di vedere una Presidente del Consiglio che invece che venire in Aula ad attaccare le opposizioni, o continuare a questionare, faccia il suo dovere e in questo senso riesca a dire alcune parole chiare”. Quindi la conclusione: “Il mio numero ce l'ha.
Io l'ho chiamata diverse volte quando serviva e sono sempre disponibile”. Un atteggiamento, quello di Schlein, che non si può definire costruttivo e che sembra quasi frutto di una ripicca, quasi offesa, a seguito dell’intervento deciso di Meloni in Aula.