Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:10
Interni

Consulta, l’opposizione spera. Ma Amato deride i “compagni”

L’ex presidente della Corte: costituzionalisti come il Pci, solo perché non gli piace dicono che è incostituzionale. Prime mosse sulle liste civiche: al Sud intesa tra Fdi e Cateno De Luca

Amato racconta la "grande schifezza": ecco come abbiamo distrutto l'Italia
Giuliano Amato a Palazzo Giustiniani

Lo schema è fin troppo noioso, ma evidentemente è giornalisticamente accattivante. Così, come siamo andati avanti settimane a paventare un improbabile colpo di mano dei franchi tiratori durante il voto finale sulla riforma elettorale, allo stesso modo passeremo i prossimi mesi a costruire scenari in cui la Corte costituzionale è pronta a fare cartastraccia della riforma. Ipotesi, questa, ancora più improbabile della precedente.

Al di là dei desiderata dell’opposizione e di legittime obiezioni politiche, tutto lascia infatti pensare che la Consulta si limiterà a una sentenza auto-applicativa con qualche ritocco che non riguarderà i pilastri della riforma voluta da Giorgia Meloni. Sul premio di maggioranza e sui capilista abbinati alle preferenze, hanno fatto notare diversi costituzionalisti tra cui l’ex parlamentare Pd Stefano Ceccanti, la Corte si è infatti già espressa rispetto all’Italicum di Matteo Renzi. Mentre sull’indicazione del candidato premier nel programma, la riforma precisa che «sono fatte salve le prerogative» del Colle.

Senza considerare che la storia delle tante leggi elettorali approvate in questi decenni dice che nessuna, nemmeno il Porcellum, è stata cassata tout court. Sarebbe ben curioso avvenisse in questa occasione, dopo le ripetute interlocuzioni di questi mesi tra Palazzo Chigi e Quirinale per limare il testo. Non è un caso che Sergio Mattarella abbia deciso di promulgare la legge non solo senza osservazioni ma a tempo di record. Al Qurinale il testo è arrivato venerdì mattina e già la sera stessa era stato controfirmato. Insomma, una verifica della regolarità formale e della conformità costituzionale, piuttosto celere e che non lascia presagire stravolgimenti da parte della Consulta.

E allora perché tanto clamore anche da parte di autorevoli costituzionalisti? La risposta, un po’ maligna, arriva da Giuliano Amato. «Molti miei colleghi costituzionalisti fanno con questa legge elettorale l’antico gioco che faceva il Pci: tutto quello che non mi piace è incostituzionale», dice intervistato alla festa de Il Foglio. Insomma, secondo l’ex premier ed ex presidente della Consulta, «l’obiezione sollevata sul premio di maggioranza al Senato è un nonsense». Come Ceccanti, invece, anche secondo Amato uno dei punti che può «meritare la censura» della Corte «è il motivo per cui le firme siano diventate sei mila invece che 1.500 per collegio». Come un altro punto su cui potrebbe intervenire è l’estensione anche ai capilista della quota di genere 60-40%.

Intanto, è già in movimento l’universo delle liste civiche o pseudociviche che affiancheranno le due coalizioni (non c’è più la soglia di sbarramento per poter concorrere al conteggio dei voti). Come annunciato due giorni fa, Sud chiama Nord di Cateno De Luca ha formalizzato la composizione di una componente nel gruppo misto della Camera grazie ai deputati in prestito da Fdi, Manlio Messina e Luca Sbardella. Che cita Giuseppe Tatarella e parla di «allargamento dei confini della maggioranza». Non è un mistero, infatti, che altre operazioni simili siano allo studio ai piani alti di via della Scrofa. D’altra parte, anche nel centrosinistra la corsa al centro è iniziata proprio ieri con la nascita di Più uno, la formazione guidata da Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli.