Volano gli stracci. Il casus belli è sempre lo stesso: Mario Draghi che Beppe Grillo, come ricordato velenosamente da Giuseppe Conte, aveva battezzato «un grillino». Ecco che in un batti e ribatti infinito e sempre più livoroso, Grillo tira fuori un video del 2022 dove l’avvocato del popolo si spende per l’ex governatore della Bce: «Non possiamo giocare, non possiamo dire che il Movimento dice no a Draghi. Il Movimento dice sì a Draghi». Polemiche. Scintille. Repliche e contro repliche in un duello che non finisce mai. Molti stanno alla finestra e tacciono, anche perché Conte governa col pugno di ferro il partito che secondo Grillo è diventato un poltronificio, un centro di potere, lontanissimo dalle istanze del popolo 5 Stelle.
I grillini stanno sull’Aventino o corteggiano Di Battista, sognano un ritorno impossibile del fondatore, l’Elevato, e citano come un mantra le sue parole: «Voglio riprendere il simbolo e il nome che Conte mi ha portato via per metterli in un museo, a meno che non succeda qualcosa». Arduo immaginare scossoni. O colpi di scena, anche se più di uno si sbilancia e dà per probabile la discesa in campo di Dibba, che scompaginerebbe da sinistra il Campo largo. Poi c’è lei, Chiara Appendino, l’unica oggi in grado di contrastare Conte e di pungerlo dall’interno del Movimento. Nessuna volontà di fuga, nessuna diaspora, niente bye bye, che pure nella galassia grillina hanno raggiunto nel tempo picchi record, ma l’ex sindaca di Torino tiene il punto e sottolinea le contraddizioni dell’abilissimo ex premier.
Lei va giù dura, come nella recente intervista concessa alla Stampa: «Va fatta anche se io preferisco parlare di Millionaire tax. Mettere le mani nelle tasche dei paperoni significa essere radicali? Sì, ma solo così si è alternativi a una destra caviale e champagne». Una posizione barricadera, che però non è isolata in quel mondo: «Conte è contrario? - prosegue l’ex prima cittadina - molti nei 5 Stelle la pensano come me». Insomma, su un tema così iconico per la sinistra più a sinistra, Conte è di qua, lei di là. Con un seguito che mette in difficoltà il leader: da 61 territori su 107 della base grillina è arrivata la richiesta di sbloccare la patrimoniale e quando se ne è parlato ai 1501 tavoli di Nova, il momento di ascolto generale, la parola patrimoniale è stata la più citata. E il 72 per cento degli elettori 5 Stelle vorrebbe tassare i patrimoni sopra i 2 milioni di euro. Ma poi siamo sicuri che Conte sia così contrario, come è emerso in un altro duello, quello con Elly Schlein? Alla Festa del Fatto Quotidiano, il multitasking Conte aveva offerto un’altra versione: «Sono favorevole alla tassazione dei grandi patrimoni». Concetti ondivaghi e sfuggenti. Si potrebbe proseguire: a proposito del complicato rapporto col Pd, naturalmente con i 5 Stelle come junior partner, Appendino piazza i paletti che Conte rimuove forse per giocarsi leadership del coalizione.
Ombre di fronda, anche se non siamo ai separati in casa, però Conte fatica a tenere tutti insieme. E intanto il controprocesso al Movimento che non c’è più va avanti fra la piazza e il tribunale.
