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“Le disposizioni sono sostenibili. Sinistra non sempre garantista”

Filiberto E. Brozzetti: “Nel complesso, le disposizioni del decreto mi sembrano sostenibili, con una possibile eccezione”

Filiberto E. Brozzetti

Il riconoscimento facciale al centro dello scontro politico. Il nodo resta quello del rapporto tra sicurezza e privacy. Filiberto E. Brozzetti (foto), docente di AI & Data Law alla Luiss Università di Roma, ci spiega perché la tecnologia può essere utilizzata anche in Italia, ma dentro un quadro di regole precise.

Professore, Londra dimostra che il riconoscimento facciale può essere uno strumento concreto per la sicurezza. L’Italia può seguire quella strada?

«La tecnologia è già disponibile. Il punto è che nell’Unione Europea il suo impiego deve rispettare regole e principi fondamentali che il Regno Unito, dopo la Brexit, non è più tenuto ad applicare integralmente. In Italia il ricorso al riconoscimento facciale è ancora fortemente circoscritto: può essere utilizzato, ma soltanto entro limiti particolarmente rigorosi».

Quali sono i limiti previsti oggi dal nostro ordinamento?

«Il primo riferimento è il Gdpr, che considera i dati biometrici una categoria di dati particolarmente delicata e soggetta a una tutela rafforzata. Il regolamento europeo consente inoltre agli Stati membri di introdurre ulteriori condizioni e limitazioni. L’Italia si è avvalsa di questa possibilità attraverso le disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali. Il secondo è il Regolamento IA, che detta specifici misure di contenimento del rischio quando alla videosorveglianza è applicata tecnologia IA per il riconoscimento facciale».

Il decreto del governo rispetta questi limiti?

«Nel complesso, le disposizioni del decreto mi sembrano sostenibili, con una possibile eccezione. La criticità riguarda la videosorveglianza con riferimento a luoghi o eventi caratterizzati da una particolare sensibilità per il mantenimento dell’ordine pubblico. L’attuale formulazione potrebbe infatti consentire non soltanto un’identificazione successiva alla commissione di un fatto, ma anche una raccolta preventiva e generalizzata dei dati biometrici di tutte le persone presenti».

L’opposizione parla del rischio di un Grande Fratello. È un timore fondato?

«Il criterio è rappresentato dai principi di necessità e proporzionalità. L’identificazione delle persone attraverso sistemi di videosorveglianza deve essere limitata a quanto strettamente necessario rispetto a una finalità di sicurezza determinata e concreta. Va però osservato che analoghe questioni di bilanciamento si pongono anche con riferimento ad altri strumenti investigativi particolarmente invasivi, come le intercettazioni, rispetto ai quali la sinistra non sempre mantiene la medesima sensibilità garantista».

Sicurezza e tutela possono convivere?

«Possono convivere a condizione che l’impegno della tecnologia sia inserito in un quadro normativo rigoroso».

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