Pdl, ecco chi si smarca dal Cavaliere

Incontro top secret: Alfano, Cicchitto, Gasparri, La Russa e Quagliariello pronti a isolare l'ex premier. Letta: ormai Silvio ha deciso. Il nodo dello Statuto: tocca al segretario presentare le liste

Pdl, ecco chi si smarca dal Cavaliere

La specialità sono crudi e primi di pesce, ma per i cinque commensali seduti lunedì sera alla Pescheria Rossini di Roma il menu deve essere stato decisamente più indigesto. A cena nel cuore dei Parioli, infatti, Alfano, La Russa, Cicchitto, Gasparri e Quagliariello discutono a lungo delle contromosse da mettere in campo per cercare di arginare un Berlusconi con cui i rapporti sono ormai ai minimi termini. Un Cavaliere che sentono sempre più distante e che con i suoi mille stop and go ha abbondantemente usurato i vertici del Pdl. Una serata che doveva restare top secret, tanto che siccome «a via dell'Umiltà ormai parlano anche i muri» si decide non solo di non vedersi al partito ma pure di evitare il troppo centrale ristorante Archimede. Appuntamento ai Parioli, lontani - anche se inutilmente - dai Palazzi della politica.

Si parla soprattutto di legge elettorale, perché quello potrebbe essere il grimaldello per provare a disinnescare un Cavaliere sempre più deciso ad andare per la sua strada. Gasparri e Quagliariello - che al Senato si stanno occupando in prima persona della pratica - sono convinti che il Pdl debba votare la reintroduzione delle preferenze, in modo da mettere un freno all'ex premier al momento della costituzione delle liste. È chiaro, infatti, che sarebbe più difficile calare candidati dall'alto - come piace alle segreterie di tutti i partiti - anche se poi, ed è questa l'obiezione che fa un Berlusconi decisamente contrario, ci si mette in mano ai tanti Fiorito che i voti se li vanno a prendere in modo non certo ortodosso. Una guerra di posizione che, ipotizza qualcuno a via dell'Umiltà, si potrebbe risolvere con una sorta di blitz, andando al voto a Palazzo Madama nonostante la contrarietà del Cavaliere. Il quale, però, monitora la situazione, non perde occasione di chiamare al telefono alcuni senatori di cui si fida e, infine, giusto per evitare sorprese, decide di scendere a Roma e convoca per oggi a Palazzo Grazioli i vertici di via dell'Umiltà. Sul tavolo riforma elettorale e soprattutto l'election day.

Sul primo punto Berlusconi dovrebbe essere netto e respingere pure i tentativi di mediazione che potrebbe prospettare Quagliariello. Sul secondo, invece, c'è il rischio alzi un po' la voce. L'indicazione di mettere all'angolo il governo pretendendo l'election day per febbraio è stata infatti chiara ma in questi giorni il partito è rimasto in silenzio. Cosa che non farà il Cavaliere: «O si vota in un unico giorno e si risparmiano cento milioni di euro oppure stacchiamo la spina». Una posizione netta e durissima, dettata anche dal fatto che in una situazione del genere il tavolo della riforma elettorale andrebbe a farsi benedire. Senza contare che domani il Consiglio dei ministri ha all'ordine del giorno l'esame preliminare del decreto legislativo sull'incandidabilità di chi è condannato in via definitiva, un provvedimento che se venisse approvato potrebbe creare più di un problema all'ex premier nel caso la condanna sui diritti tv fosse confermata in Cassazione.

Berlusconi e il Pdl, insomma, sono ormai a una distanza siderale. Tanto che nella cena di lunedì si affronta anche il nodo dei soldi. Non ce ne sono e il partito ha disdetto i contratti di locazioni per le sedi di Roma (via dell'Umiltà), Milano (viale Monza) e Torino. E quei pochi che restano sono bloccati, visto che le dimissioni di Crimi da tesoriere rendono impossibile qualsiasi movimento (con il suo vice Bianconi la firma è congiunta). Si ragiona anche sul famoso articolo 16 bis dello Statuto del Pdl, quello che dà al segretario il potere di «presentare e depositare le liste elettorali».
Sarebbe Alfano, insomma, ad avere l'ultima parola. Anche perché quasi certamente arrivati a quel punto Berlusconi sarà già da un'altra parte. Pare che da ieri si sia arreso anche Letta. «Ormai ha deciso», confidava in privato l'ex sottosegretario.

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