Ospedali, ministeri, supermercati, aeroporti, infrastrutture strategiche e segreti di Stato nel mirino degli hacker. La guerra cibernetica rappresenta una delle minacce più insidiose del nostro tempo. L’Italia deve rafforzare immediatamente le proprie difese digitali, perché un Paese protetto nel cyberspazio è un Paese più sicuro, più forte e più sovrano. Una bomba può distruggere un edificio. Un attacco informatico può paralizzare servizi essenziali, compromettere infrastrutture strategiche e sottrarre informazioni riservate senza provocare una sola esplosione.
È questa una delle realtà più inquietanti del nostro tempo. La guerra del XXI secolo non si combatte più soltanto con carri armati, missili e bombardamenti. Esiste un fronte invisibile, silenzioso e potenzialmente devastante che attraversa le reti informatiche, i sistemi di comunicazione e le infrastrutture tecnologiche degli Stati.
È il fronte della guerra cibernetica, nel quale organizzazioni criminali, gruppi di hacker e operatori collegati ad apparati statali possono colpire il cuore di una nazione senza attraversarne fisicamente i confini.Ospedali, ministeri, aeroporti, supermercati, banche, reti energetiche e pubbliche amministrazioni rappresentano possibili obiettivi di attacchi capaci di interrompere servizi, provocare danni economici e generare paura e sfiducia tra i cittadini.
È proprio questa una delle caratteristiche più pericolose della guerra ibrida: non soltanto danneggiare le infrastrutture di un Paese, ma tentare di destabilizzarne la società, alimentando insicurezza e mettendo in discussione la capacità delle istituzioni di garantire i servizi fondamentali.
Non tutti gli attacchi informatici sono atti di guerra. Molti hanno finalità criminali ed economiche. Ma quando vengono utilizzati nell’ambito di strategie ostili, insieme a disinformazione, spionaggio e sabotaggio, diventano strumenti di pressione geopolitica.
Tra i bersagli più delicati figurano gli ospedali. Un attacco ransomware può bloccare cartelle cliniche, prenotazioni, laboratori e sistemi amministrativi, causando ritardi nelle cure e difficoltà nella gestione dei pazienti.Nel febbraio 2024, l’attacco contro Change Healthcare, importante operatore tecnologico della sanità statunitense, ha provocato gravi interruzioni. Secondo un’indagine dell’American Hospital Association, il 74% degli ospedali intervistati ha segnalato conseguenze dirette sull’assistenza ai pazienti. Anche la grande distribuzione e le attività commerciali sono vulnerabili. Nel 2025, gli attacchi informatici che hanno coinvolto importanti operatori britannici, tra cui Marks & Spencer e Co-op, hanno provocato disservizi e danni economici, dimostrando quanto siano esposte le moderne catene di approvvigionamento.
Ma esiste una minaccia ancora più silenziosa e strategicamente pericolosa: il furto di dati sensibili e informazioni riservate riguardanti la sicurezza nazionale. Attraverso operazioni di cyberspionaggio, gli aggressori possono tentare di infiltrarsi nei sistemi di ministeri, istituzioni, aziende strategiche e organismi della difesa per sottrarre documenti diplomatici, comunicazioni riservate, progetti industriali e informazioni classificate. Nel 2015, negli Stati Uniti, la violazione dei sistemi dell’Office of Personnel Management ha compromesso informazioni sensibili relative a circa 21,5 milioni di persone coinvolte nelle verifiche federali sul personale. Un episodio che dimostra come il furto di informazioni possa produrre conseguenze durature, anche quando i sistemi informatici continuano apparentemente a funzionare.
Un attacco cyber può bloccare un ministero per alcune ore. Ma il furto di informazioni strategiche può compromettere la sicurezza nazionale per anni. Particolarmente delicata è anche la questione dell’aviazione civile. Le minacce di provocare incidenti o far precipitare aerei generano comprensibile preoccupazione, ma devono essere distinte dalle capacità tecniche effettivamente dimostrate.
Le autorità aeronautiche internazionali, tra cui l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), hanno documentato rischi legati alle interferenze sui segnali satellitari, come il jamming e lo spoofing, che possono disturbare o falsare informazioni di navigazione.
Non vi sono, nelle evidenze qui considerate, riscontri che dimostrino la capacità di gruppi hacker di far precipitare a piacimento un aereo di linea attraverso Internet. Tuttavia, la protezione delle comunicazioni e dei sistemi aeronautici resta una priorità fondamentale per la sicurezza dei passeggeri.
Anche l’Italia deve affrontare questa minaccia con la massima attenzione. Secondo i dati dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale relativi al 2025, sono stati rilevati 2.729 eventi cyber, con un aumento del 38% rispetto al 2024, mentre gli incidenti con impatto confermato sono stati 615. A livello europeo, il rapporto ENISA Threat Landscape 2025 ha analizzato 4.875 incidenti nel periodo luglio 2024-giugno 2025, evidenziando la pressione esercitata sulle amministrazioni pubbliche e sulle infrastrutture digitali.
Questi numeri non indicano che ogni tentativo di attacco abbia avuto successo, ma confermano la necessità di rafforzare prevenzione, monitoraggio e capacità di risposta. L’Italia dispone già dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e di strumenti normativi importanti, come il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e la direttiva europea NIS2. Tuttavia, servono investimenti continui, personale specializzato, protezione delle informazioni riservate e piani di emergenza capaci di garantire la continuità dei servizi essenziali.
La cybersicurezza non può essere considerata una questione esclusivamente informatica. È una responsabilità strategica che coinvolge Governo, Parlamento, istituzioni, imprese e operatori delle infrastrutture critiche. Difendere le reti digitali significa oggi difendere la salute dei cittadini, la stabilità economica, i servizi pubblici, i segreti di Stato e la sovranità nazionale.
Il confronto con la guerra convenzionale è inevitabile. Una bomba provoca distruzioni fisiche immediate, mentre un attacco informatico può interrompere comunicazioni, bloccare attività produttive, compromettere servizi vitali e sottrarre informazioni di enorme valore strategico. Non ogni cyberattacco equivale a un bombardamento, ma un’operazione informatica particolarmente grave può produrre conseguenze economiche e sociali di dimensioni paragonabili, senza lasciare macerie visibili. Ed è proprio questa invisibilità a rendere il fenomeno particolarmente insidioso.
Uno Stato può essere colpito senza che i cittadini vedano un missile. Un’infrastruttura può essere compromessa senza che venga distrutto un edificio. Informazioni riservate possono essere sottratte senza che l’attività di un ministero venga immediatamente interrotta.
Per questo l’Italia non può permettersi di rincorrere le emergenze. Deve prevenirle, rafforzando le difese delle proprie infrastrutture e sviluppando una cultura nazionale della sicurezza digitale. La guerra del presente è anche informatica. Quella del futuro lo sarà sempre di più. Una bomba può distruggere un edificio. Un attacco cyber può paralizzare i servizi di una città, mettere in difficoltà un’intera nazione e sottrarre segreti di Stato senza provocare una sola esplosione.
Ecco perché investire nella cybersicurezza non significa soltanto proteggere computer e reti informatiche, ma difendere la sicurezza dei cittadini, la stabilità delle istituzioni e gli interessi fondamentali della Repubblica. Perché oggi difendere il cyberspazio significa difendere la Nazione.
