Uno degli interventi più attesi al congresso del Carroccio era quello di Giancarlo Giorgetti: «Una cosa deve essere chiara: senza la Lega di lotta non si va al governo» esordisce il ministro dell’Economia, che argomenta: «Quando stai troppo al governo, mea culpa di tanti qui, ti atrofizzi e diventa tremendamente difficile tornare a essere di lotta. Dobbiamo trovare il giusto mix». La sala ascolta Giorgetti con attenzione, il bocconiano pragmatico in cui però si riconosce anche l’ultimo dei militanti delle valli: «Io credevo e credo in una Lega nazionale, ma non una Lega nazionalista. Sono due cose completamente diverse» prosegue Giorgetti che esamina anche la situazione del partito. «Va tutto bene? No. Lo percepiamo chiaramente che abbiamo dei problemi. Siamo qua per migliorare - aggiunge -. In Puglia è chiaro che sono contenti se fanno l’8%. Il problema è a Bergamo, dove erano abituati a fare il 50, fanno il 20 e si incazzano». Come recuperare? «Io dico semplicemente: facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso» spiega Giorgetti, che ironizza sul calcio in una frase però rivelatoria: «Si è parlato di gioco all’attacco, io purtroppo ho sempre giocato in porta, fa parte del mio carattere. Se vi serve un portiere ci sarò, sennò avanti gli altri». Anche lo sconfitto, il senatore Massimo Garavaglia, soddisfatto comunque da quello che definisce un risultato «molto positivo» considerando che «io non ho un’organizzazione», invita a «pescare nel vivaio» dove «abbiamo fuoriclasse che tutti ci invidiano», con l’ex ministro del Turismo che cita Giorgetti, Zaia e Durigon. E che sprona tutti a «invertire il trend» e a «svegliarci». «Dobbiamo risvegliare il sogno - sottolinea Garavaglia - e dobbiamo farlo tutti insieme». Il ministro Roberto Calderoli, altro grande saggio, cita Bossi: «Ricordo Umberto quando diceva: dobbiamo essere fratelli sul libero suolo. Finita questa competizione, stop a tutte le menate perché bisogna far crescere il consenso». La chiave, secondo il ministro Giuseppe Valditara, sta ancora nella guida di Matteo Salvini: «L’idea che ho sempre avuto è quella di una Lega federale e nazionale: quando Salvini è stato eletto nel 2013, ho trovato l’uomo giusto che poteva rappresentare l’idea giusta». Ora le sfide da cavalcare sono quelle del presente: «La Lega è in ricrescita, forse perché abbiamo messo in cantiere il tetto agli stranieri, il no al burqa e l’obbligo per gli stranieri di imparare italiano. Da qua dobbiamo ripartire con Salvini».
