Un “grande classico”. Quanto avvenuto ieri alla Camera con la bocciatura dell’emendamento sulla preferenze operato dai franchi tiratori, affonda origini molto lontane nella politica italiana e non è certo la prima volta.
L’origine del termine
Chi segue la politica sa bene di cosa si tratta: quando si parla di franchi tiratori si fa riferimento a chi, sfruttando la possibilità dello scrutinio segreto, quindi di votare senza far conoscere la propria preferenza, volta le spalle al proprio partito votando in maniera diversa rispetto alle indicazioni. Ed è quanto avvenuto ieri con 30 esponenti politici del centrodestra che hanno ribaltato l’esito dell’emendamento.
I precedenti più illustri
Mentre i partiti politici si interrogano su chi possa aver “tradito”, la locuzione di franco tiratore che un tempo si utilizzava soltanto nei contesti bellici, in Italia ha preso piede intorno al 1950. Tra i casi maggiormente di spicco nella storia della nostra Repubblica ricordiamo quanto avvenne nel 1964 quando, durante le elezioni per il Capo dello Stato, furono ben 110 i franchi tiratori che negarono il voto a Giovanni Leone spianando la strada a Giuseppe Saragat.
Ancora prima, nel 1953, qualcosa si simile avvenne con la legge elettorale di De Gasperi: alcuni senatori del centrosinistra, che non volevano fosse introdotto il premio di maggioranza dal 50% dei voti in poi, voltarono le spalle sabotando il testo.
Il governo perse per un solo voto anche nel 1980: dopo aver preso la netta maggioranza per la fiducia con ben 329 sì contro 264 no, ecco che sul decreto economico d’emergenza i franchi tiratori si fecero sentire respingendo quel decreto per un solo voto (298 no rispetto ai 297 a favore). Risultato finale: Cossiga rassegnò le dimissioni.
Cosa accadde a Prodi e Marini
In tempi più recenti, torniamo indietro al 2013 (era il 19 aprile), ci fu lo sgambetto a Romano Prodi che, nonostante fosse il candidato scelto dal centrosinistra, non ebbe il consenso dalla sua coalizione con ben 101 franchi tiratori. 24 ore prima, il 18 aprile, una sorte simile toccò a Franco Marini che fu tradito da alcune decine di franchi tiratori di centrosinistra che non volevano l’intesa con Silvio Berlusconi.
In pratica, Marini era il candidato ufficiale che volevano Pd e Popolo della Libertà
(Pdl): tutti i numeri erano in suo favore ma proprio dal Pd avvenne, nel corso dello scrutinio segreto, la bocciatura. Per passare avrebbe avuto bisogno di 672 voti ma ne mise da parte ben oltre un centinaio in meno, 521.
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