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Legge elettorale, scoppia la bagarre sui franchi tiratori sulle preferenze: è guerra di accuse

L’emendamento del centrodestra bocciato a scrutinio segreto: Ziello punta il dito contro Lega e Forza Italia, Conte e Schlein chiedono le dimissioni. Bignami attacca le opposizioni: “Vigliacchi, si nascondono”

Legge elettorale, scoppia la bagarre sui franchi tiratori sulle preferenze: è guerra di accuse

Un voto di scarto, lo scrutinio segreto e l’inizio della bagarre. A Montecitorio la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze si trasforma in pochi minuti in una resa dei conti politica, con accuse che rimbalzano da un gruppo all’altro e l’Aula che diventa il teatro di uno scontro senza esclusione di colpi.

L’emendamento

presentato da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc, che puntava a introdurre un sistema misto di preferenze nella legge elettorale, è stato respinto con 188 voti contrari e 187 favorevoli. Un solo voto ha fatto la differenza, nonostante l’intesa raggiunta durante la mattinata con Lega e Forza Italia, inizialmente rimaste fuori dalla sottoscrizione della proposta.

L’accordo del centrodestra, almeno sulla carta, sembrava essere stato ricomposto. Alla prova dell’Aula, però, non ha retto. Lo scrutinio segreto, richiesto anche dalle opposizioni sugli emendamenti, ha impedito di individuare con certezza i responsabili della bocciatura, aprendo immediatamente la caccia ai franchi tiratori. Il risultato è stato accolto da un boato. Dai banchi dell’opposizione si sono alzati i cori “elezioni, elezioni, elezioni” e “dimissioni, dimissioni, dimissioni”. La sconfitta parlamentare è stata letta come il segnale di una frattura interna alla maggioranza e come un’occasione per chiedere l’apertura immediata di una crisi di governo.

Il primo ad accusare apertamente Lega e Forza Italia è stato il deputato vannacciano Edoardo Ziello. Nel suo intervento, Ziello ha indicato direttamente i possibili responsabili del voto contrario, pur in assenza di prove verificabili a causa della segretezza dello scrutinio: “Quest'aula ha dato un'immagine indegna con questo voto che di fatto mostra una spaccatura all'interno della maggioranza perché è evidente, lo dico agli amici di FdI, che i deputati di Lega e Forza Italia hanno tradito il vostro accordo nel voto segreto. E celandosi nell'oscurità di questa pulsantiera hanno affossato le preferenze che il generale Vannacci aveva invocato. Se questa è la dimostrazione di gestire il paese ci fate capire che siete totalmente inadatti”. Un attacco rivolto contemporaneamente agli ex alleati della Lega e alla tenuta dell’intero centrodestra. Il voto segreto, nella ricostruzione di Ziello, avrebbe permesso a una parte della maggioranza di affossare l’emendamento senza assumersene pubblicamente la responsabilità.

Da sinistra l’obiettivo è diventato direttamente il governo. Giuseppe Conte ha collegato la bocciatura dell’emendamento alla sfida lanciata nel pomeriggio sui social dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Ci sono dei momenti in cui quando si ha un alto incarico di governo bisogna anche assumersi la responsabilità della situazione delle proprie decisioni. Meloni”, in riferimento alle parole del premier sui social nel pomeriggio, “ha lanciato una sfida a metterci la faccia, ce l'avete messa e avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio”. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha quindi alzato ulteriormente il livello dello scontro, chiedendo di “aprire la crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.

Sulla stessa linea è intervenuta Elly Schlein. La segretaria del Partito democratico ha interpretato il voto come la certificazione di un fallimento politico della maggioranza: “E' il momento di tornare a casa e di dare al paese un governo in grado di risolvere i problemi degli italiani. Prendete atto del fallimento e andate a casa”.

Fratelli d’Italia ha però respinto l’offensiva, rovesciando le accuse contro le opposizioni. A replicare è stato il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, che ha contestato agli avversari di non aver presentato proprie proposte sulle preferenze e di essersi affidati al voto segreto per bocciare quella del centrodestra: “Altri non hanno presentato neanche un emendamento” sulle preferenze “e questo vuol dire prendere in giro gli italiani. Noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro. Voi siete l’esempio di vigliaccheria incapaci di agire a viso aperto. La differenza è tra chi si assume le responsabilità e chi si nasconde. Andiamo avanti con le votazioni”.

Anche la Meloni non è rimasta a guardare. "Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude", il j'accuse del premier: "Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci".

In chiusura la stoccata alla sinistra: "La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto".

Di certo, per ora, c’è soltanto il risultato: 188 voti contro 187. Tutto il resto, compresa l’identità dei deputati decisivi, rimane nascosto nell’“oscurità” della pulsantiera di Montecitorio.

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