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Dai "fascisti" ai compagni che non dicono "genocidio", gli autori messi all’indice

Il copione è sempre lo stesso: quasi ogni appuntamento culturale e librario è stato segnato da censure e tentativi di apporre la lettera scarlatta a qualche casa editrice o a un’intellettuale

Dai "fascisti" ai compagni che non dicono "genocidio", gli autori messi all’indice
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«Più libri, più liberi», anche nell’ultima edizione. E il Salone del libro di Torino. Fino alla più stretta attualità, con lo stigma del «fascismo» sostituito da quello del «sionismo» e tanto di anatemi su Erri De Luca al Festival della Letteratura di Salerno ed Eshkol Nevo all’evento «Il libro possibile» in Puglia.

È di stamani la reazione della premier Giorgia Meloni al «patentino antifascista» per poter partecipare alla fiera dei piccoli e medi editori a Roma, ma - negli ultimi anni - quasi ogni appuntamento culturale e librario è stato segnato da censure e tentativi di apporre la lettera scarlatta a qualche casa editrice o a un’intellettuale. Quindi, se quest’anno la fiera «Più libri più liberi» è segnata dalle polemiche, anche politiche, ancora prima del suo inizio, l’anno scorso a finire nel mirino era stata la casa editrice «Passaggio al Bosco». Tutto inizia con un appello firmato da alcuni intellettuali, tra cui Alessandro Barbero, Zerocalcare, Christian Raimo, Antonio Scurati.

L’accusa è quella di avere in catalogo «testi che esaltano il fascismo». Da lì la protesta, anche plateale, durante la manifestazione. Con altre case editrici che hanno deciso per la «serrata» degli stand e sit-in. Indignazione che, però, in quei giorni, ha innescato le prese di distanza da parte di autori non certo vicini alla destra estrema, per usare un eufemismo. A criticare l’idea di escludere «Passaggio al Bosco», pur ribadendo ovviamente la distanza assoluta dal fascismo, Aldo Cazzullo, Massimo Cacciari e Luciano Canfora. «Il fascismo non si combatte con la censura e i divieti», l’obiezione. Eppure, già nel 2019, ci eravamo trovati di fronte a un dibattito simile. In quel caso al centro delle polemiche finì la casa editrice «Altaforte». Solo che allora, dopo le defezioni di numerosi autori, la casa editrice fu esclusa dal Salone di Torino.

Sempre al Salone del Libro di Torino, nel 2021 c’era stato il caso, sollevato dal Fatto Quotidiano, della presenza – tra gli stand – degli editori Eclettica e Idrovolante. Anche su di loro era piovuta l’accusa di «fascismo» per alcuni dei loro titoli in catalogo, ma non furono esclusi dalla manifestazione. E Zerocalcare, nel 2023, non ha partecipato alla rassegna di fumetti Lucca Comics per via del patrocinio all’evento da parte dell’ambasciata israeliana.

Infatti l’avvitamento, con la guerra a Gaza dopo gli attentati del 7 ottobre 2023, ha coinvolto pure chi non accusa Israele di «genocidio» oppure si definisce «sionista». E qui ci sono due casi di attualità. Hanno fatto discutere gli attacchi a De Luca, colpevole di essersi rifiutato di parlare di «genocidio» a Gaza e di essersi definito «sionista», semplicemente in quanto fautore del diritto all’esistenza di Israele. Ebbene, gli organizzatori della rassegna del Festival della Letteratura di Salerno, dove avrebbe dovuto tenere una prolusione, hanno deciso di escluderlo, tacciandolo di essere «divisivo». Francesco De Gregori ha dovuto affrontare le stesse disavventure per avere solo detto di trovare «imbarazzante l’artista che si schiera su Israele o su Gaza».

Copione che si è ripetuto, ma per ora con un esito diverso, sulla presenza dell’autore israeliano Nevo al Festival «Il Libro possibile» di Polignano, in Puglia, in programma a luglio. Alla petizione firmata da diverse personalità pugliesi, la direttrice del festival ha risposto picche: «Nessuna esclusione». Facile immaginare, però, che ci saranno proteste.

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