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Dai post alla guerra sul simbolo: Beppe vuole fare perdere i 5 Stelle

Dietro l’invettiva del “guru”, le carte bollate e il sogno di riprendersi tutto ciò che gli è stato sfilato. Per i sondaggi il simbolo vale il 3%. E senza, Conte sarebbe al capolinea. La causa avanza tra montagne di carte

Grillo fa cassa: tour anti Conte a teatro

Affetto & nostalgia. Forse qualcosa in più, persino un ritorno sulla scena. Ma intanto Beppe Grillo gioca duro; prova a buttare fuori strada Giuseppe Conte e i suoi 5 Stelle. Il fondatore rivuole marchio e simbolo della sua creatura, quella che l’ex premier gli ha tolto, confinandolo di fatto in esilio.E dal suo rifugio Grillo ha messo in moto avvocati e carte bollate. L’obiettivo non è vincere ma far perdere l’avversario. Farlo deragliare nell’anno delle elezioni e della disfida per la leadership del Campo largo. C’è una causa che serpeggia al tribunale civile di Roma in grado forse di incidere sui destini dei 5 Stelle e persino dell’Italia.La prima udienza era prevista per luglio, ma è stata rinviata, se ne riparla per settembre, la data non c’è ancora, ma la posta in gioco è altissima. Grillo vuole indietro il kit del Movimento che Conte gli ha sfilato con quello che i pretoriani del comico considerano un magheggio, un gioco di prestigio intorno a un cavillo. «Conte ha cancellato con un pretesto 70mila iscritti - ripetono in coro - così ha abbassato la maggioranza assoluta e a quel punto con un pugno di voti ha cambiato le regole del gioco».Via i due mandati, via lo spirito dell’inizio, via il fondatore. E via l’idea di «fare la rivoluzione», come sottolinea Lele Dessi, ex parlamentare, romano e No tav recidivo, pendolare fra la capitale e la Val di Susa da più di vent’anni.«Conte non ha rispettato le indicazioni di Grillo - aggiunge un altro ex, Marco Bella, chimico, tornato ad insegnare alla Sapienza -. È come se uno ti entrasse in casa, ora Grillo vuole riprendersi casa sua, poi deciderà lui cosa farne e a chi affidarla».Nella cerchia dei 5 Stelle di rito grillino ripetono il verbo del fondatore: «Se il tribunale mi dovesse ridare indietro il simbolo, lo metterei in un museo, a meno che non accada qualcosa».Che cosa? La causa è in pieno svolgimento. Carte. Atti. Memorie su memorie. La nuova data arriverà dopo l’estate, ma attenzione a non esagerare con gli stereotipi sui processi lumaca: la discussione potrebbe esaurirsi in un anno circa, poi la sentenza potrebbe piombare sul Palazzo. E se Grillo dovesse farcela, per Conte sarebbero guai grossi, perché dovrebbe abbandonare la bandiera dei 5 Stelle, per di più a ridosso delle urne.Circolano sondaggi che attribuiscono al marchio un peso pari al 3 per cento dell’elettorato che potrebbe diventare il 4 se Grillo dovesse scongelare i desideri dei suoi fan. E, addirittura, scendere in campo. «Se Grillo mi chiamasse per candidarmi - prosegue Dessi - io risponderei subito sì; Conte e andato da un’altra parte e ci ha tradito ma la politica è sempre la nostra vita e siamo pronti”. Una formazione grillina in corsa per il Parlamento pare difficile da immaginare, più semplice pensare al cannoneggiamento corsaro contro gli ex.Come andrà a finire?La battaglia in punta di diritto si incrocia con il calendario: i comizi verranno convocati in primavera, fra meno di un anno o più in là, in autunno? Intanto la causa avanza, non così lenta come da immaginario collettivo. Insomma, il verdetto, o un primo pronunciamento, potrebbe anche arrivare prima del previsto. E il contraccolpo sarebbe in ogni caso fortissimo con pesanti ricadute sul centrosinistra, alla ricerca di una vittoria al fotofinish.Ecco la battaglia, una guerra vera , non filologica come quella per le spoglie, anzi le reliquie della Dc e dei partiti della Prima repubblica; qui le decisioni del giudice potrebbero persino influire, se arrivassero in tempo, sul risultato del Campo largo. Tre o quattro punti in meno per i progressisti farebbero la differenza, ancora di più se dovesse essere approvata la nuova legge elettorale.Il duello fra il comico e il giurista corre verso l’epilogo senza tregue e mediazioni. Da qualche tempo, l’avvocato pugliese ha lanciato una nuova parola d’ordine: Nova. Che sia Nova il piano B?

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